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	<title>Cinema Kino-Dessé</title>
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		<title>Il richiamo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 06:39:50 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Prima Visione Dessé]]></category>

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		<description><![CDATA[Trama Argentina. Lucía e Lea sono due donne dalle attitudini opposte che vivranno una travolgente passione tra Buenos Aires e la selvaggia immensità patagonica, alle prese con una barca malridotta e con i rispettivi segreti. Un viaggio iniziatico che le porterà letteralmente 'alla fine del mondo'. Critica "Mossa passionale di tango per Stefano Pasetto ('Tartarughe sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre>Trama Argentina. Lucía e Lea sono due donne dalle attitudini opposte che
vivranno una travolgente passione tra Buenos Aires e la selvaggia
immensità patagonica, alle prese con una barca malridotta e con i
rispettivi segreti. Un viaggio iniziatico che le porterà letteralmente
'alla fine del mondo'.

Critica "Mossa passionale di tango per Stefano Pasetto ('Tartarughe sul
dorso') che fa incontrare secondo le leggi del méelo due donne che
uniranno le loro solitudini da Buenos Aires alla Patagonia dove la natura
è selvaggia come i sentimenti. Per sempre? Chissà. Giocato su particolari
psicosomatici, sulla intensità delle attrici (la Ceccarelli e la Inaudi) e
sulla contrapposizione dei caratteri, il racconto riesce ad essere sospeso
sul reale con indizi di Antonioni sui quiz di due donne fortissimamente
fragili." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 11 maggio 2012)

"Due donne di origine Italiana a Buenos Aires, insoddisfatte e «malate»
nel corpo e nell'anima. Un amore improvviso, una fuga in Patagonia, il
ritrovarsi come donne. Brave le due attrici, bella la regia di Stefano
Pasetto ('Tartarughe sul dorso', 2004). Film insolito, da vedere." (Dario
Zonta, 'L'Unità', 11 maggio 2012)</pre>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>giovedì 17 maggio</td><td> riposo</td></tr><tr><td>venerdì 18 maggio</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>sabato 19 maggio</td><td> 18:30 20:30 22:30</td></tr><tr><td>domenica 20 maggio</td><td> 18:30 20:30</td></tr><tr><td>lunedì 21 maggio</td><td> riposo</td></tr><tr><td>martedì 22 maggio</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>mercoledì 23 maggio</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>giovedì 24 maggio</td><td> riposo</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>Gli Infedeli</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 23:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima Visione Dessé]]></category>
		<category><![CDATA[prossimamente]]></category>

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		<description><![CDATA[Trama &#8211; L’infedeltà maschile vista da sette registi: 1) Fred e Greg sono due amici che trascorrono le serate facendo il giro dei night per trovare nuove donne da conquistare; 2) Bernard si ritrova in ospedale e scopre di avere un’insufficienza sessuale ma non vuole che sua moglie lo sappia; 3) Laurent, impegnato per qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trama &#8211; L’infedeltà maschile vista da sette registi: 1) Fred e Greg sono due amici che trascorrono le serate facendo il giro dei night per trovare nuove donne da conquistare; 2) Bernard si ritrova in ospedale e scopre di avere un’insufficienza sessuale ma non vuole che sua moglie lo sappia; 3) Laurent, impegnato per qualche giorno in un seminario di lavoro, approfitta dell’occasione per tradire la moglie; 4) il dentista Éric è innamorato di Ines, studentessa di lettere, da anni sua paziente; 5) François e Lisa sono a cena da un loro vecchio amico, Bernard, che loro sanno infedele alla moglie; 6) Thibault ha una relazione sentimentale di una sola notte ma la moglie e i figli lo scoprono prima del previsto; 7) Simon, nel pieno di una avventura bondage con una matura prostituta, vede la donna svenire sotto i suoi occhi; 8) Simon, Bernard e Thibault partecipano con scarsi risultati ad una riunione dell’Anonima Infedeli; 9) Fred e Greg decidono di andare in vacanza a Las Vegas, nonostante il disaccordo delle rispettive mogli, per riordinare il loro stile di vita.</p>
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<p>Dopo aver suscitato non poche polemiche in patria, <a href="http://www.cineblog.it/post/36121/gli-infedeli-si-mostra-in-quattro-nuove-locandine">per una serie di poster ritenuti ’sconci’</a>, <a href="http://www.cineblog.it/tag/Gli%20Infedeli">Gli Infedeli</a> arriva nei cinema italiani grazie alla BIM. Se l’uscita in sala è datata <strong>4 maggio</strong>, il film si mostra quest’oggi attraverso il full trailer in italiano. Commedia francese ad episodi, Les Infedèles, questo il titolo originale, può contare su ben 7 registi, ovvero Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtes, Eric Lartigau, Gilles Lellouche, e il duo da Oscar di The Artist, ovvero <a href="http://www.cineblog.it/tag/Michel%20Hazanavicius">Michel Hazanavicius</a> e <a href="http://www.cineblog.it/tag/Jean%20Dujardin">Jean Dujardin</a>.</p>
<p>Al fianco di Dujardin, ovviamente anche attore, un cast di all-star transalpine: Gilles Lellouche, Lionel Abelanski, Fabrice Agoguet, Pierre Benoist, Violette Blanckaert, Vincent Bonnasseau, Bastien Bouillon, Guillaume Canet e Célestin Chapelain. Quattordici mani per sette registi e altrettante variazioni sul tema dell’infedeltà maschile, tra conquiste e insuccessi. Riuscirà il duo Michel Hazanavicius/Jean Dujardin a conquistare il mercato tricolore, dopo <a href="http://www.cineblog.it/tag/the%20artist">The Artist</a>?</p>
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<p>INTERVISTE</p>
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<p><strong>Jean Dujardin &amp; Gilles Lellouche, attori e registi dell’episodio «Las Vegas»</strong></p>
<p><em>Come è nato questo progetto atipico?</em><br />
JEAN &#8211; Il progetto è frutto di una serie di desideri e di idee che coltivavo da molto tempo. Innanzitutto c’era la voglia di fare un film a episodi, un formato cinematografico che consente una grande varietà. L’idea del tema mi è venuta dopo aver sentito la storia di un tizio che, per tradire sua moglie, andava al cinema, comprava un biglietto e staccava il telefono prima di andare a spassarsela. Quando tornava a casa, alla moglie che gli chiedeva perché non fosse raggiungibile sul cellulare, esibiva il biglietto del cinema come prova… Ho trovato questo espediente molto interessante. Il tema dell’infedeltà offriva un terreno di gioco appassionante. L’ultimo elemento riguarda il titolo che si è imposto quando, scorgendo di sfuggita la copertina del DVD del film di Martin Scorsese THE DEPARTED, il cui titolo francese è LES INFILTRÉS, ho letto per errore LES INFIDÈLES… A quel punto ho avuto la forma, il tema e il titolo.</p>
<p><em>Come si è formato il vostro duo?</em><br />
GILLES &#8211; Jean e io ci conosciamo da molto tempo. Come spesso capita in questo mestiere, avevamo voglia di lavorare insieme e avevamo alcuni progetti un po’ campati per aria. Ma quando Jean mi ha parlato di questo progetto per la prima volta, ho subito accolto con molto entusiasmo l’idea di poterlo realizzare completamente insieme, condividendo fino in fondo la nostra visione artistica e la nostra grande amicizia.<br />
JEAN &#8211; Tra Gilles e me c’è una forte intesa. Entrambi siamo sempre in cerca di avventure umane e la prospettiva di lavorare insieme ci allettava moltissimo. Apparteniamo alla stessa generazione, condividiamo gli stessi gusti, la stessa sensibilità e un reciproco rispetto per il nostro lavoro. La nostra collaborazione si è imposta da sola e tutto è avvenuto con naturalezza in uno slancio incredibile.</p>
<p><em>Come avete scelto le varie storie del film?</em><br />
JEAN &#8211; Il grande vantaggio di un film a episodi consiste nell’offrire un’autentica varietà di spunti. Abbiamo potuto affrontare l’argomento da diversi punti di vista, dal più giovane al più maturo e profondo, con personaggi più o meno caricaturali, vicini a noi e distanti da noi. Abbiamo cercato di scandagliare il tema, proponendo delle angolature che esprimano anche le differenze di età e di ceto sociale e che illustrino diverse situazioni, da quelle da incubo a quelle delle fantasie… Abbiamo iniziato a lavorarci facendo una serie di riunioni piuttosto informali e ridanciane con i nostro co-autori, Stéphane Joly, Philippe Caverivière e Nicolas Bedos. Abbiamo ideato una serie di piccoli film potenziali, almeno una trentina all’inizio, e in seguito abbiamo fatto una selezione. L’unico denominatore comune era la libertà di tono e umorismo, che tuttavia non impediva di toccare note patetiche o cupe.<br />
GILLES &#8211; Abbiamo accumulato idee, scritto e lavorato con alcuni autori e poi abbiamo scelto i soggetti, sia in base alla forza della tipologia, sia in base alle emozioni che risvegliavano in noi. Il divertimento e il desiderio di interpretarli che ci suscitavano sono stati due criteri determinanti nella nostra scelta. Numerosi soggetti si sono imposti con naturalezza e sono quelli che si sono rivelati più interessanti con il passare del tempo.</p>
<p><em>Malgrado il film sia composto di varie storie che mettono in scena personaggi diversi, permane una sensazione di continuità…</em><br />
GILLES &#8211; Ogni film risponde a un altro. Senza voler rivelare i dettagli di ogni storia, si può dire che ogni segmento termina in qualche modo dove inizia il segmento successivo.<br />
JEAN &#8211; All’inizio avevamo pensato di separare ogni film dandogli un titolo, ma ci siamo resi conto che sarebbe stata una struttura pesante. Partendo da un primo sketch che comincia all’inizio del film e si conclude alla fine, si fissa il fulcro del tema attraverso quei due protagonisti. Volevamo un tono leggero per fare entrare gli spettatori nell’argomento a fianco dei due amici che vanno a caccia, con delle riflessioni molto dirette. Poi, però, abbiamo iniziato a farci un’interminabile serie di domande su come concatenare e ordinare gli episodi.</p>
<p><em>Come avete dosato il tono generale?</em><br />
JEAN &#8211; Abbiamo cercato di accantonare la paura di essere troppo seri o troppo duri. Volevamo sentirci liberi sia nel formato sia nel tono, poter spaziare in un livello profondo o restare a un livello più superficiale, passare da un’analisi più riflessiva e rimbalzare poco dopo nel caricaturale, mescolare i generi mantenendo un tono sincero. Il nostro desiderio era dire certe cose, esprimerle nella recitazione, a volte giocare con i cliché oppure scalfire i preconcetti, sganciandoci da quelle «leggi» che la teoria vuole regolino i generi cinematografici.<br />
GILLES &#8211; In nessun momento ci siamo sentiti censurati. Pensiamo che il pubblico non abbia voglia di vedere dei film formattati, che rispondano solo ai codici che vengono applicati a livello commerciale. Non desidera che gli vengano offerti sempre gli stessi film. Ognuno di noi come spettatore ha voglia di essere sorpreso da una storia diversa, piena di inventiva e vivace.</p>
<p><em>Qual era per voi l’intento di questo film?</em><br />
JEAN &#8211; Alla base c’era il desiderio di ogni attore di interpretare delle situazioni diverse. Io avevo voglia di misurarmi con un certo eccesso, di andare lontano nei dialoghi e nel corpo. Ci rivolgiamo ad adulti liberi e consenzienti. L’obiettivo non è scioccare gratuitamente, ma avere la libertà assoluta e andare fino in fondo alle cose, proporre situazioni divertenti, un po’ sovversive, che sconvolgono e suscitano una reazione. Era questo che volevamo. Avevo vissuto la stessa situazione con il film OSS 117 e il pubblico si chiedeva se poteva osare lasciarsi andare alle risate. Se uno ha voglia di ridere, perché non dovrebbe farlo?<br />
GILLES &#8211; Avevamo anche nostalgia di una certa libertà irriverente, come quella che troviamo nei film di Blier o nella commedia all’italiana, per esempio ne I MOSTRI – il film a episodi di Dino Risi con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi.</p>
<p><em>Il fatto di lavorare a un soggetto del genere ha provocato discussioni?</em><br />
GILLES &#8211; L’obiettivo era sfruttare determinate situazioni, non discuterne. Le situazioni erano una materia, uno sfondo.<br />
JEAN &#8211; Ci siamo serviti di questo tema per incarnare uomini deboli, sfuggenti, vigliacchi, scaltri. Un sogno!</p>
<p><em>Avete avuto difficoltà a mettere insieme il progetto?</em><br />
JEAN &#8211; Ci dicono spesso che siamo «bankable», che garantiamo il successo, che almeno questo serva a riuscire a realizzare un film! Se non fossimo quello che siamo nel nostro mestiere, probabilmente sarebbe stato tutto molto più complicato. Che gioia poter far parte di un progetto dall’inizio alla fine, assumendosi la responsabilità di ogni aspetto, del nostro buon gusto come del nostro cattivo gusto!<br />
GILLES &#8211; Per noi questo progetto ha rappresentato una grande boccata di aria fresca. A volte capita che più sei conosciuto, più pretendono da te una serie di cose, più la morsa si stringe e più hai la sensazione di essere sempre meno libero. Rifare quello che hai già fatto è un errore. Equivale a scegliere un copione in funzione del suo potenziale successo, della fama che hai conseguito, senza voler correre dei rischi. È il modo migliore di annoiarsi e di diventare molto noiosi.</p>
<p><em>In quale momento avete deciso di ricorrere a registi diversi e come li avete scelti?</em><br />
JEAN &#8211; Fin dall’inizio del progetto, abbiamo deciso di non dirigere noi perché l’impegno sarebbe stato troppo oneroso. Abbiamo scelto i registi sia in base all’affinità sia in funzione del contributo che avrebbero potuto apportare alle storie. Non erano interscambiabili. Abbiamo proposto ad ognuno la storia che meglio corrispondeva al suo universo. Per «La bonne conscience», ho istintivamente pensato a Michel Hazanavicius. Sapevo che il suo senso dello sfasamento e la sua regia avrebbero aggiunto qualcosa di divertente e di significativo. Per il «Prologo», ci voleva qualcuno di vivace, incisivo, molto poliedrico, abile nel rendere un’intensità visiva e di scrittura, con una grande energia nel montaggio e nella scelta dei stacchi. Fred Cavayé era la persona ideale.<br />
GILLES &#8211; Emmanuelle Bercot ha una grande intelligenza e una grande sensibilità, basta vedere la sua collaborazione con Maïwenn in POLISSE. Era evidente che l’episodio «La question» era perfetto per lei. Nel caso di Eric Lartigau, tutto il suo lavoro, dalle commedie a L’HOMME QUI VOULAIT VIVRE SA VIE, indica una mentalità attenta al sociale e un approccio diretto che ci hanno attirato. La scelta di affidargli «Lolita» è stata quindi coerente. Conoscevo Alex Courtès da molto tempo e se non è ancora molto famoso come cineasta, le sue regie di video musicali sono note a livello internazionale. Il suo universo visivo molto forte si esprime in modo meraviglioso nelle piccole pillole che si alternano tra gli sketch prima di sfociare nell’incontro degli «Infedeli anonimi». Mettendo insieme dei talenti così variegati, il nostro intento era di offrire dei colori diversi al film.</p>
<p><em>Ognuno degli episodi mostra anche attori diversi in una veste inedita… Come li avete scelti?</em><br />
JEAN &#8211; Per alcuni, la scelta si è imposta da sola, come nel caso di Géraldine Nakache, Sandrine Kiberlain o Alexandra Lamy. Si sono calate nei loro personaggi in modo impressionante. Anche Guillaume Canet non poteva non far parte della nostra avventura e lo abbiamo utilizzato in contro-ruolo. Abbiamo scelto di lavorare con persone che stimiamo e quindi ci siamo rivolti, tra gli altri, a Manu Payet e Isabelle Nanty. Sono tutti grandi attori. Senza che noi avessimo dato loro alcuna indicazione, si sono presentati sul set con un’idea precisa dei loro personaggi. Per esempio è stato Guillaume a decidere di dotare il suo di quella pettinatura da rimbambito. Non abbiamo avuto bisogno di evidenziare alcunché né di spiegare il testo. La sola attrice che abbiamo scelto con un provino è stata Clara Ponsot che interpreta la ragazza di cui Gilles, nei panni dell’ortodontista, è innamorato nello sketch «Lolita».</p>
<p><em>Jean, in un episodio lei recita insieme a sua moglie, Alexandra Lamy. È stato strano interpretare una coppia che si confronta su un argomento del genere creando un gioco di specchi?</em><br />
JEAN &#8211; Alexandra e io sappiamo molto bene dove finisce la finzione. Non confondiamo mai la nostra vita privata e il nostro lavoro. Recitiamo una parte. Con Alexandra avevo già vissuto questo tipo di interpretazione e questo peraltro ci ha permesso di spingerci ancora più in là. Abbiamo ritrovato un po’ quello che avevamo vissuto in teatro con «Due sull’altalena».</p>
<p><em>Le riprese sono state particolari quanto la concezione e la scrittura del film?</em><br />
GILLES &#8211; Abbiamo girato i vari episodi uno dopo l’altro. Anche se uno dei due è più presente in alcuni film, Jean e io eravamo praticamente sempre insieme sul set, visto che ognuno faceva almeno un’apparizione nell’avventura dell’altro. Ciascun episodio costituisce una vera e propria storia a sé, il film non è una successione di gag. Anche se nessuno l’ha mai detto esplicitamente, ogni regista si preoccupava di quello che facevano gli altri e questa pressione è stata utile al progetto che è diventato un condensato di energia pura grazie alla volontà di ciascuno di fare del suo meglio, in un clima gioioso.<br />
JEAN &#8211; Già il semplice fatto di avere sette registi diversi era di per sé un po’ particolare, anche per la troupe. Ma è stato uno degli aspetti che ha reso il progetto così interessante. Ogni lunedì ripartivamo con un altro regista, in un altro luogo e in un altro ambiente, con personaggi diversi. Non ci annoiavamo mai!</p>
<p><em>Come siete arrivati a realizzare uno sketch?</em><br />
JEAN &#8211; Realizzando noi stessi l’episodio che conclude il film, abbiamo chiuso il cerchio. È stato l’ultimo che abbiamo girato. Abbiamo finito insieme e a Las Vegas!</p>
<p><em>Come avete diretto in due?</em><br />
GILLES &#8211; Sempre al servizio delle situazioni. Capitava di passare da una sequenza molto frammentata a un’inquadratura fissa che consentiva di ricreare un’atmosfera fin nella sua vacuità. Questo ha creato un contrasto e una sensazione che non si osa spesso proporre al cinema.<br />
JEAN &#8211; Contrariamente a Gilles, la regia per me è una novità. Abbiamo seguito il nostro istinto sul momento ed è stato fantastico perché ci assomigliamo molto. C’erano molte situazioni diverse da rendere e in un contesto folle come Las Vegas, questo legame è stato ancora più forte.</p>
<p><em>Sapete dire cosa rappresenta questo film per voi oggi?</em><br />
JEAN &#8211; GLI INFEDELI mi ha ricordato a che punto adoro proporre un progetto, fare squadra, coinvolgere le persone. Mi piace questo aspetto della “banda”. Ma non ho un desiderio particolare di darmi alla regia. Probabilmente questo film resterà uno dei grandi momenti della mia carriera, gioioso, libero, diverso, condiviso con amici che hanno talento. Ho molta voglia di ricominciare a recitare. Ho fatto commedie e film più seri e mi diverte alternare e mescolare i generi. Mi piace il fatto che vari gradi di umorismo e di genere funzionino bene insieme. Questo esercizio mi permette di proporre qualcosa di diverso, di non fossilizzarmi nel ruolo di THE ARTIST. Non voglio essere identificato con un unico personaggio e con un’immagine precisa, voglio sorprende sempre, a rischio di bruciarmi le ali. Non è un calcolo da parte mia, è la mia natura. Contrariamente a quanto credono alcuni, non ci aspetta nessuno da nessuna parte. Quindi il solo fatto che questo film esiste mi rende felice.<br />
GILLES &#8211; Ho la sensazione che GLI INFEDELI sia un po’ un condensato di tutto quello che è possibile per Jean e me. Realizzare insieme un lungometraggio con una tale dose di energia nella recitazione e di complicità è stato fantastico. Il film mi ha anche confermato la mia voglia di stare dietro alla macchina da presa. È stata un’esperienza molto forte in termini di incontri, di scambi, di lavoro, sia con i nostri colleghi attori, sia con gli altri registi. All’inizio avevo l’impressione che il progetto fosse percepito dagli altri come una sorta di capriccio di due ragazzi viziati, come se non ci rendessimo conto di quello che stavamo per fare, mentre noi ne avevamo un’idea molto precisa. Siamo stati fortunati a incontrare delle persone disposte a seguirci e a permetterci di andare fino in fondo. Grazie all’energia e all’impegno di tutti, il risultato va al di là delle nostre aspettative. Non mi dispiacerebbe fare un film con Jean ogni tre/quattro anni, una sorta di appuntamento fisso…</p>
<p><em>Dopo aver trattato l’infedeltà maschile, non è tentato di abbordare il tema dal punto di vista femminile, con delle donne?</em><br />
JEAN &#8211; Ci stiamo pensando e anche da quella prospettiva ci sarebbe molto da dire!</p>
<p><strong>Emmanuelle Bercot regista di «La Question»</strong></p>
<p><em>Come è entrata a far parte di questo progetto?</em><br />
Jean Dujardin mi ha contattata proponendomi la regia di un episodio che avrebbe interpretato insieme ad Alexandra Lamy. La prospettiva di girare con loro due per me era un sogno e quando ho letto la sceneggiatura mi sono entusiasmata. Metteva una coppia di fronte alla domanda pericolosa che tutti hanno voglia, o temono, di porsi. Senza aver letto le altre sceneggiature, i nomi dei vari registi davano già un’idea dell’ambizione del progetto e sono stata felicissima alla prospettiva di farne parte.</p>
<p><em>Come ha vissuto il fatto di essere la sola regista in questo film molto maschile?</em><br />
L’ho percepito come un privilegio, come quando nell’adolescenza una ragazza viene accettata in una compagnia di maschi! Ma in realtà è una differenza che non è mai stata evidenziata in modo esplicito, anche se credo che Jean ci tenesse che questo episodio fosse diretto da una donna.</p>
<p>Come ha affrontato questa regia?<br />
Di solito mi interessa più filmare le persone che raccontare una storia. Quando scrivo i miei film, utilizzo un vocabolario molto naturalista. Su questo progetto, la sceneggiatura molto scritta avrebbe potuto spaventarmi un po’, ma non ho avuto paura leggendola e mi sono resa conto della difficoltà solo sul set. Tutto il senso del lavoro era che Alexandra e Jean lo interpretassero in modo molto realista, pur rispettando i dialoghi così come erano scritti. Nicolas Bedos ha un’espressione che rende bene: «non si deve sentire l’odore della carta». La sfida era creare un’ambientazione che non fosse né teatrale, né distaccata, né stilizzata.<br />
<em><br />
Tutti sanno che Alexandra e Jean sono sposati. Cos’ha provato guardando questa coppia interpretare una situazione molto particolare?</em><br />
Alexandra e Jean sono innanzitutto due bravissimi attori. Vederli dar vita insieme a questa storia è effettivamente un gioco di specchi e non so se avrebbero avuto una tale intensità se avessero recitato con altri partner. Penso che sarebbero stati altrettanto credibili, ma il fatto che siano una vera coppia aggiunge una dimensione ulteriore. Per me, il fatto di dirigere due coniugi nella vita aumentava il grado di verità. Non l’ho mai chiesto loro, ma immagino che abbiano fatto entrambi molte riflessioni!</p>
<p><em>Ha scelto di filmarli molto da vicino. Come ha lavorato sullo stile delle riprese?</em><br />
Non li ho informati del fatto che avrei utilizzato dei primi piani così stretti. Volevo cogliere quella materia emotiva che emana dalla loro recitazione. È anche per questo che a volte ho tenuto alcune riprese delle prove. Il minimo fremito doveva essere percettibile, quindi non avevo altra scelta che tenere la macchina da presa molto vicina a loro e anche piuttosto fissa. Mi interessava arrivare al cuore della loro coppia di attori virtuosi. Hanno moltissima tecnica e sono abituati a recitare insieme e la mia idea era di farli uscire da questa loro padronanza senza che se ne rendessero conto. Nella scena della cucina in particolare, Alexandra è estremamente acuta: vediamo veramente il suo viso disfarsi sullo schermo. Penso che non abbia del tutto padroneggiato questa sequenza e tanto meglio! Peraltro Jean mi ha detto che, in alcuni momenti di quella scena, ha visto una Alexandra che non conosceva, il che significa che si è lasciata sfuggire qualcosa che io volevo assolutamente cogliere. Anche nel caso di Jean sapevo cosa volevo catturare: desideravo andare a cercare l’emozione oltre l’aspetto ludico di quel brillante scontro verbale.</p>
<p><em>Come ha lavorato con loro?</em><br />
Essendo l’ideatore del progetto, Jean aveva una visione molto precisa di quello che voleva e questo episodio gli stava veramente a cuore. Mi lasciava una grande libertà, ma interveniva in modo molto intelligente sulla lavorazione. Jean si prepara e riflette moltissimo. Io sono soltanto un’istintiva. All’inizio ero un po’ travolta dalla sua capacità di fare proposte e osservazioni dopo averle meditate, ma ci siamo incontrati e abbiamo realizzato questo film in perfetto accordo. Il fatto di avere pochi giorni a disposizione per le riprese cambia inevitabilmente il ritmo. Nel momento in cui cominci a capirti e a familiarizzare, le riprese sono già finite. Ma considero un regalo l’aver potuto lavorare con Jean, Alexandra e Gilles.</p>
<p><em>In cosa l’hanno sorpresa?</em><br />
Non sono abituata a lavorare con attori così propositivi. In genere, do indicazioni molto precise sugli spostamenti e i movimenti e in questo caso mi sono subito resa conto che tutto quello che loro facevano in modo naturale non era assolutamente in linea con quello che avevo previsto. Ma, invece di cercare di riportarli verso di me, mi sono sforzata di andare io verso di loro, laddove coglievano meglio la situazione. Hanno un loro modo di sottoporre il testo alla prova del corpo. Se qualcosa negli spostamenti, nei movimenti o nella postura impedisce loro di calarsi nella recitazione, di esprimere con autenticità il testo, nel caso specifico di essere l’uno con l’altra, ritengono che qualcosa nella messa in scena non funzioni e hanno ragione. Riflettono sempre molto sul significato di una scena. Le loro proposte erano spesso molto valide e quindi ho cercato di dirigerli in modo tale da valorizzare quello che davano. Gli attori e il regista hanno bisogno di trovarsi. Non appena ci siamo capiti, sono riuscita a ottenere risultati sempre maggiori. Mi ha sorpresa anche la loro inesauribile energia e il loro investimento nel lavoro. Sono molto presenti e si dedicano anima e corpo a quello che fanno. È davvero impressionante e io non c’ero abituata. Il mio episodio è l’unico a offrire uno spaccato della prospettiva femminile. Per questo ci tenevo assolutamente ad aprirlo con un primo piano di Alexandra e a far sì che la sua bellezza si irradiasse durante tutto il film. La trovo magnifica e mi piace che il pubblico la scopra diversa da come la conosce. Il cinema è anche il piacere di filmare delle belle persone e loro due formano una coppia cinematografica che io trovo super sexy!</p>
<p><em>Cos’ha pensato del film nel suo insieme?</em><br />
Ho riso molto, certe scene mi hanno fatto arrossire, altre mi hanno commossa. Ho trovato tutto l’insieme straordinariamente vivace e originale e mi ha colpito molto la sensazione che non sia una serie di episodi, ma un solo e unico film, malgrado ogni sketch sia molto originale e rispecchi l’universo di ciascun regista.</p>
<p><em>Cosa le ha dato questa esperienza?</em><br />
L’incontro con Alexandra, Gilles e, naturalmente, Jean mi ha insegnato moltissimo. Per la prima volta, non ho scritto io la sceneggiatura. Per la prima volta, ho girato con delle star e non è una cosa da poco. Per la prima volta, ho lavorato con un attore che è al tempo stesso produttore, combinazione rara e molto complessa. Se la mia inclinazione naturale è di lasciarmi guidare dall’istinto, qui ho imparato a riflettere di più. È stata un’esperienza umana e professionale abbastanza straordinaria, malgrado sia stata molto impegnativa, molto densa e io ne sia uscita centrifugata!</p>
<p><a href="http://www.cineblog.it/galleria/gli-infedeli-foto-e-locandina/5"><img src="http://static.blogo.it/cineblog/gli-infedeli-foto-e-locandina/thn_04GliInfedeliJeanDujardinaccantoaGillesLellouche.jpg" alt="04 Gli Infedeli - Jean-Dujardin accanto a Gilles Lellouche" width="130" height="85" /></a> <a href="http://www.cineblog.it/galleria/gli-infedeli-foto-e-locandina/6"><img src="http://static.blogo.it/cineblog/gli-infedeli-foto-e-locandina/thn_05GliInfedeliGillesLelloucheePriscilladeLaforcade.jpg" alt="05 Gli Infedeli - Gilles Lellouche e Priscilla de Laforcade" width="130" height="87" /></a> <a href="http://www.cineblog.it/galleria/gli-infedeli-foto-e-locandina/7"><img src="http://static.blogo.it/cineblog/gli-infedeli-foto-e-locandina/thn_06GliInfedeliJeanDujardineGuillaumeCanet.jpg" alt="06 Gli Infedeli - Jean-Dujardin e Guillaume Canet" width="130" height="85" /></a> <a href="http://www.cineblog.it/galleria/gli-infedeli-foto-e-locandina/8"><img src="http://static.blogo.it/cineblog/gli-infedeli-foto-e-locandina/thn_07GliInfedeliSandrineKiberlaindirigetuttigliinfedeli.jpg" alt="07 Gli Infedeli -Sandrine Kiberlain dirige tutti gli infedeli" width="130" height="87" /></a></p>
<p><strong>Fred Cavayé regista del «Prologo»</strong></p>
<p><em>Cos’ha pensato del progetto quando l’ha scoperto?</em><br />
Il punto di partenza è al tempo stesso artistico e amichevole. Jean e Gilles hanno messo insieme un gruppo di persone che apprezzano per fare quello che amano. Già questo è allettante! Quando Gilles mi ha contattato, lui e Jean cercavano qualcuno capace di fare un film ritmato, molto vicino ai personaggi, quindi consono a me. Il mio episodio apre il film e corrisponde all’episodio che Jean e Gilles hanno realizzato a Las Vegas, collocato più avanti. Poiché si tratta degli stessi personaggi, avrei dovuto leggere tutta la sceneggiatura per assicurare una coerenza al ritratto psicologico. Invece ho letto solo il mio segmento e il loro, per preservare il mio piacere di spettatore nello scoprire gli episodi realizzati dagli altri registi. Il risultato è che quando ho visto il film concluso, sono rimasto sorpreso, sbalordito e commosso. Si passa dal riso all’emozione in una specie di patchwork molto efficace che esplora numerose sfaccettature. Senza usare giri di parole, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla ricchezza dei temi e dalla qualità del loro trattamento. È al tempo stesso un unico film e un insieme di film diversi.</p>
<p><em>Come ha affrontato questa regia?</em><br />
Andare nella direzione di una storia che non avevo scritto io è stato un vero e proprio esercizio di stile al quale non mi ero mai dedicato. Ho cercato di dare un ritmo alle loro idee, facendo ricorso in particolare alle ellissi come non le avevo mai utilizzate prima. Il mio montatore, Benjamin Weill, ha montato la prima scena come si montano di solito i film d’azione. Il prologo parte in quarta sui tre personaggi nell’appartamento e poi segue i due amici che parlano. Le battute si rispondono, a volte in ambienti diversi, in giro in bici, in un bistrò, per strada, nella notte. I loro discorsi costituiscono il filo conduttore al di là di ogni continuità temporale e ci portano velocemente fino alle ore piccole. Come per ogni film, l’approccio alla regia si basava su uno scambio, ma qui il procedimento era più collegiale rispetto a un film di impianto classico e questo spirito è prevalso anche sul set. Ero presente in veste di regista, portando delle idee, con la voglia di contribuire a questo progetto atipico, come tutta la troupe.</p>
<p><em>Come si sono svolte le riprese?</em><br />
Per sette giorni ho girato con un cast che mi era stato imposto, per mia enorme fortuna! Conoscevo il modo di recitare di Gilles, ma non quello di Jean, né quello di Géraldine Nakache e sono state due grandi scoperte. Jean dà prova di avere un’impressionante forza comica. La sua capacità propositiva è immensa. Su una sceneggiatura molto scritta, non smette di estrarre delle piccole pepite di recitazione che la arricchiscono ancora di più. Non è un caso se è arrivato dove è oggi! Malgrado sia stata eliminata al montaggio, voglio comunque parlare di una scena molto indicativa delle sue capacità: Gilles e lui sono in un ascensore e il testo è molto lungo, talmente lungo che mentre giriamo, io penso che stanno scendendo almeno cinquanta piani! È il primo ciak. Finiscono di recitare il testo, Jean fa una pausa e si gira verso Gilles esclamando: « Merda, credo di non aver schiacciato» e preme il bottone. Mentre recitava, si era reso conto anche lui del problema e aveva inventato una soluzione che si integrava brillantemente nel dialogo. Questo aneddoto simboleggia alla perfezione tutta la sua intelligenza.</p>
<p><em>E Géraldine Nakache?</em><br />
Il primo giorno delle riprese abbiamo iniziato girando la sequenza nell’appartamento in cui lei si arrabbia con i due amici. È la scena di apertura del film, il nucleo del soggetto. Sono in due contro una e lei tiene loro testa, respingendo la palla con una potenza che incute rispetto, pur facendoci ridere. Per me, un bravo attore deve essere sincero in tutte le situazioni. Géraldine può interpretare qualunque parte. Dà il massimo in tutte le riprese ed è giusta ogni volta. Mi ha sconvolto, l’ho trovata straordinaria. Sono un suo grande fan!</p>
<p><em>Cos’ha scoperto su Gilles Lellouche?</em><br />
Non l’avevo scelto per À BOUT PORTANT per un caso. Come Géraldine e Jean, Gilles è un bravo attore perché quando recita non si vede che sta recitando. È credibile in tutto quello che fa. Che si tratti di un dramma o di una commedia, ha la stessa intensità di recitazione.</p>
<p><em>Cosa ne pensa del tema dell’infedeltà?</em><br />
A rischio di passare per un ingenuo, trovo che l’infedeltà non sia una bella cosa! E magari mi sbaglio, ma credo anche che sia un fenomeno prevalentemente maschile. Le donne sono spesso più integre e meno vigliacche di noi e tendo a pensare che preferiscano lasciare più che tradire. Del resto, il film funziona bene perché gli infedeli sono degli uomini che vengono derisi. I due «eroi» sono due cretini patentati!<br />
Per me, che ho una compagna di cui sono innamorato, fare un film sull’infedeltà è stato una finzione totale. Tra i 20 e i 43 anni, sono stato più single che accoppiato e sono intimamente persuaso che una coppia non possa durare nell’infedeltà e nella menzogna. Sono troppo inflessibile per giocare a quel gioco. Se dovessi essere infedele, avrei l’impressione di tradirmi a ogni parola.</p>
<p><em>Cosa rappresenta questo film per lei?</em><br />
Un’esperienza! Fare una commedia è stato interessante per me che non ne avevo mai fatte. Malgrado avessi già realizzato tre cortometraggi, queste riprese sono state un po’ frustranti: sarei rimasto con questi attori più a lungo. È stato davvero speciale. Sarà il solo momento della mia carriera in cui mi sono sentito dire «Fine delle riprese per Fred Cavayé». È stato piuttosto surreale! Di solito, si dice «Fine delle riprese» per gli attori, ma non per il regista che se ne va per ultimo, come il comandante di una nave. Tutta la troupe mi ha organizzato un brindisi di saluto. Io me ne andavo e loro restavano. Poiché sono stato il primo a girare, hanno tutti preso i riferimenti contemporaneamente a me, ma per loro era solo l’inizio. Poiché ho aperto le danze, probabilmente ho avuto la fortuna di beneficiare di una maggiore preparazione rispetto a chi è venuto dopo. Per gli altri credo che sia stato più complicato, ma la troupe era fantastica, siamo andati molto d’accordo.</p>
<p><em>Ha imparato qualcosa sul suo mestiere, sui suoi desideri?</em><br />
Si impara sempre qualcosa. La scoperta della commedia mi ha appassionato. È un genere che già come spettatore mi ha sempre attirato moltissimo. Il regista ha spesso la fortuna di essere il primo spettatore del film e quando è recitato nel modo in cui è recitato il Prologo, è nella posizione migliore. Spesso i miei film hanno pochi dialoghi perché i personaggi sono nell’immediatezza. A mio parere, il cinema è essenzialmente immagine e, per fare un paragone con Jean, THE ARTIST è l’essenza del cinema. Gli attori spesso dicono che il testo è una stampella. Quando un attore urta qualcosa, può dire «Che male!», può gridare «Ahia!», oppure può recitare. È meglio quando recita. Questo film mi ha quindi dato uno scorcio di commedia. Jean ha vinto il premio per la miglior interpretazione per THE ARTIST a Cannes durante le nostre riprese. L’indomani è tornato sul set e tutti lo hanno applaudito. Sono momenti unici. È stato un piacere. Il film è atipico e offre al pubblico qualcosa di vario, di libero e di sincero, lontano dal “politicamente corretto”. E credo che la gente abbia bisogno di questo.</p>
<p><a href="http://www.cineblog.it/galleria/gli-infedeli-foto-e-locandina/9"><img src="http://static.blogo.it/cineblog/gli-infedeli-foto-e-locandina/thn_08GliInfedelilocandina.jpg" alt="08 Gli Infedeli - locandina" width="90" height="130" /></a></p>
<p><strong>Alexandre Courtès regista delle pillole e di «Infedeli anonimi»</strong></p>
<p><em>Come è entrato a far parte di questo progetto?</em><br />
Sono amico di Gilles Lellouche con cui condivido l’agente che ha visto THE INCIDENT, l’horror che avevo appena finito di girare e che uscirà sul grande schermo nel marzo 2012. Le è piaciuto e ha parlato di me ai produttori!<br />
I film comici fanno molto parte della mia cultura ed ero anche felice di girare con il mio amico Gilles. Sono rimasto affascinato sia dalla squadra che via via è stata messa insieme, composta da persone mosse a lanciarsi nel progetto solo da buone intenzioni, sia dal soggetto stesso del film. Non essendo sposato, non sono direttamente coinvolto dal tema del mio episodio, «Infedeli anonimi», ma mi piace molto l’idea e penso che il tema non lasci nessuno indifferente. La sceneggiatura nel suo insieme mi ha fatto molto ridere, la trovo veramente rinfrescante rispetto a tanti argomenti convenzionali che possono essere proposti al cinema. Mi piace anche il fatto che il film sia composto di diversi episodi e che assomigli nel tono a film che non avevano timore di essere stridenti, come I MOSTRI dI Dino Risi.<br />
<em><br />
Anche se è relativamente nuovo nell’universo del cinema, è già un grande professionista dell’immagine…</em><br />
Effettivamente giro videoclip da dieci anni. Ho lavorato, tra gli altri, con i Daft Punk, gli U2, gli Air, Jamiroquai e i White Stripes e in genere faccio cose abbastanza grafiche. Ho anche realizzato alcune pubblicità. Invece, non avevo mai fatto cortometraggi cinematografici e quindi per me questo progetto è stato un po’ un esercizio di stile. Fortunatamente, avevo appena ultimato le riprese del mio lungometraggio ed ero preparato. Ho realizzato le pillole di un minuto che costellano il film e che presentano i personaggi infedeli che ritroviamo in seguito tutti insieme nel mio segmento, «Infedeli anonimi».</p>
<p><em>Si è ritrovato a dirigere attori famosi…</em><br />
Anche se lavoro molto con l’Inghilterra e gli Stati Uniti e quindi ho spesso a che fare con divi anglosassoni, è la prima volta che giro con attori francesi. I quattro ruoli maschili principali erano già assegnati e l’opportunità di lavorare con Jean, Gilles, Guillaume e Manu mi ha insegnato tantissimo. Sono dei pezzi grossi! Lavorare con Sandrine Kiberlain per la riunione finale ha rappresentato un’altra scoperta. Sola in mezzo a uomini abbastanza chiusi, secondo me è straordinaria. Recita su un registro in cui abitualmente non la vediamo ed è impressionante. Ha avuto anche l’enorme merito di restare seria…</p>
<p><em>Gli Infedeli è un progetto promosso da una coppia di attori, due artisti che sono quindi ai comandi. È raro, ma è anche un po’ quello che succede con i videoclip…</em><br />
Sono abituato a lavorare nella scia di artisti capaci di imporre il loro punto di vista. Avendo collaborato con gli U2, ho imparato a riuscire a gestire le tensioni, che peraltro sono state minori nel clima amichevole della lavorazione di questo film. Per la prima volta ho girato un film in cui dodici persone erano riunite un po’ come per un banchetto. Le mie riprese sono durate quattro giorni, due per le pillole e due per la sequenza lunga. Non c’era tempo da perdere! Fortunatamente gli attori erano molto dotati e molto professionali, visto che avevano un grande lavoro da fare. Sandrine aveva il testo più lungo e di fronte a lei c’erano tutte le reazioni dei suoi «pazienti»…</p>
<p><em>Cos’ha pensato vedendoli recitare tutti?</em><br />
Sono tutti dei gran lavoratori, ma poiché le riprese duravano solo due giorni, non abbiamo potuto provare e abbiamo girato senza rete, costruendo pezzo a pezzo. Manu ha interrotto un altro set per venire a lavorare con noi e ha quindi dovuto adattarsi a una nuova famiglia. Sandrine era perfettamente a suo agio. Era il progetto di Jean e Gilles e loro si comportavano come i fratelli maggiori del gruppo. Abbiamo lavorato per dosare in modo equilibrato e umoristico i vari ruoli e alla fine ogni personaggio ha un suo peso.</p>
<p><em>Cosa le ha insegnato questa esperienza sul suo mestiere?</em><br />
Il registro della commedia era una novità per me. Devo ammettere che per un esordio ho avuto molta fortuna, sia per il livello della sceneggiatura sia per gli interpreti di cui disponevo. Tanto in termini di direzione degli attori quanto in termini di messa in scena, il progetto era estremamente denso. Il ritmo non era quello di un lungometraggio classico, ma sono abituato a dirigere in un’atmosfera carica di energia e lo trovo piuttosto stimolante. Non so se avrò un tale lusso sul piano umano e di scrittura in eventuali progetti futuri, ma questo film mi ha fatto venir voglia di ricominciare.</p>
<p><em>Cos’ha pensato del film completo quando lo ha scoperto?</em><br />
Sono stato felice di constatare che ne suo insieme il film assomiglia abbastanza a Gilles e Jean. Conosco bene Gilles, ma ho scoperto Jean. Ho ritrovato tutte le sfumature che ha voluto mettere sia nella recitazione sia nel progetto: l’aspetto dolceamaro, senza caricature, un desiderio di profondità. Trovo anche che, benché Jean e Gilles siano i promotori del progetto e siano stati coinvolti in tutte le fasi, i vari registi non si sono diluiti nell’insieme. Sono riconoscibili i diversi stili di regia e i toni differenti e questo dà un respiro davvero ampio al film senza minimamente privarlo della sua coerenza.</p>
<p><em>Le resta un ricordo particolare?</em><br />
Le riprese sono state talmente veloci e intense che mi sembra che siano durate molto più a lungo di quanto effettivamente non siano state. Fin dalle prime inquadrature, dove ho dovuto prendere i miei riferimenti, alla scoperta della recitazione degli attori, passando per il rompicapo degli innumerevoli raccordi con la segretaria di edizione, tutto è stato molto intenso.<br />
Sono rimasto impressionato nel vedere il modo in cui Jean padroneggia la sua recitazione e la macchina da presa. Non dimenticherò le risate a crepapelle con Gilles e con Guillaume per le scene del cane. Con Manu non ci conoscevamo e abbiamo iniziato girando la scena in cui lui frusta una donna anziana nel suo garage. È stato piuttosto singolare come approccio alla materia, ma quell’umorismo nero, graffiante, ci calzava perfettamente…</p>
<p><strong>Michel Hazanavicius regista di «La Bonne Conscience»</strong></p>
<p><em>Quando ha sentito parlare del progetto per la prima volta?</em><br />
Jean me ne aveva parlato mentre stavo scrivendo THE ARTIST. Credo fosse un progetto che aveva già da molto tempo. Dopo gli ultimi film che interpretato, che erano piuttosto seri, penso avesse molta voglia di fare una commedia e mi ha subito proposto di dirigerne una parte.</p>
<p><em>Cosa ha pensato della sua idea?</em><br />
Molte persone paragonano Jean a Belmondo, ma io ho sempre sostenuto che trovo in lui un aspetto alla Vittorio Gassman. Inoltre il progetto aveva qualcosa delle commedie italiane un po’ crudeli degli anni ‘60-’70, anche nella forma del film a episodi. Io non ho idee preconcette: per me conta la sceneggiatura, a prescindere dalla struttura di un film. Se il copione è buono, il film piacerà. Non esistono divieti, tranne quello di agire con cinismo in qualunque cosa. Nel caso specifico, essendo un grande amante della commedia all’italiana che ho appena citato, non ho avuto alcuna esitazione.</p>
<p><em>Qual è la sua opinione sull’infedeltà?</em><br />
Per contro, avevo qualche dubbio sul tema e l’ho detto fin dall’inizio. Non mi hanno dato retta e di sicuro hanno fatto bene. Ma non è un argomento verso il quale sarei andato spontaneamente. Sento che non mi appartiene: esco di rado, ho quattro figli e sono innamorato di mia moglie. Del resto, mi è stato affidato il film che ritrae un perdente che non è capace di tradire sua moglie e mi è andato benissimo! In ogni caso, la mia opinione sull’infedeltà non mi impedisce di amare il mio lavoro.</p>
<p><em>Forse l’ha attratta il carattere atipico del progetto?</em><br />
È possibile, anche se non ricerco a tutti i costi questo aspetto. Scelgo di fare le cose in cui credo e di cui ho voglia. Si tratta di un film che non ho ideato io e mi ha interessato lavorare su un formato piuttosto corto e far parte di un progetto collettivo. E poi c’era il fatto che me l’ha chiesto Jean. Mi ha proposto «La bonne conscience» dicendomi che erano tutti d’accordo che fosse l’episodio adatto a me. Non ho nemmeno discusso, mi sono sentito perfettamente a mio agio!</p>
<p><em>Qual è stato il suo contributo a questa storia?</em><br />
Ho bisogno di una struttura per capire quello che faccio e affinché i dettagli si iscrivano in un movimento che arriva a superarli. Ho quindi sviluppato alcuni dialoghi, certe situazioni, determinati personaggi… Ma si tratta di un semplice adattamento. Quello che conta, a mio giudizio, è il quadro d’insieme, il primo movimento, il personaggio che è nella scena.</p>
<p><em>Ci parli dei suoi interpreti…</em><br />
È il quarto film che realizzo con Jean. Credo di poter affermare che tra noi c’è un’autentica complicità. Si fida di me e ci piace lavorare insieme. Posso chiedergli di chinarsi mentre è completamente nudo e di allargare le natiche davanti alla macchina da presa e lui è pronto a farlo. Per un attore della sua statura, è difficile dare una dimostrazione di fiducia più grande nei gusti di un regista.<br />
Gilles è un attore che adoro, con il quale sono stato molto felice di lavorare. Continua a migliorare e a crescere. Ha realmente acquisito sicurezza e autorevolezza come attore.<br />
La scelta degli attori è stata fatta con grande intelligenza. Io ho operato alcune scelte e, in ogni caso, ne ho discusso con Jean che è il produttore e il co-autore. Non si è trattato di stabilire se lui avesse o meno la priorità nella scelta: ho cercato di fare in modo che si sentisse bene ed è in questo stato d’animo che ha recitato con Isabelle Nanty, Charles Gérard, Lionel Abelanski e Nathalie Levy-Lang, che interpreta sua moglie. Sono tutti attori che adoro. Isabelle Nanty è un’attrice straordinaria con cui sono stato contentissimo di lavorare.</p>
<p><em>Lei si è cimentato in tutti i formati cinematografici. Qual è la particolarità di lavorare su un film così corto?</em><br />
Il mio sketch dura circa 22 minuti, una durata non lontana da quella di un episodio di una serie televisiva. Potrebbe persino essere un episodio pilota con personaggi di grande umanità a cui il pubblico deve affezionarsi. Bisogna trovare un equilibrio. Uno spot pubblicitario è più semplice: è uno schiaffo, una toccata e fuga. E in trenta secondi c’è una situazione, una battuta, a volte un’altra, l’epilogo e hop, è finito! È velocissimo. Avevo già fatto dei cortometraggi, ma era da molto tempo che non sperimentavo un formato corto. È bello!</p>
<p><em>Ha riscoperto dei “riflessi” in questo esercizio un po’ particolare?</em><br />
Abbiamo girato in un unico ambiente, un albergo che abbiamo quasi trasformato in un monolocale. E poi avevo una buona troupe, quasi identica a quella di OSS 117 con la segretaria di edizione, Isabel Ribis, il primo aiuto regista, James Canal, e il direttore della fotografia, Guillaume Schiffman. Mi sono mosso su un terreno che conosco molto bene.</p>
<p><em>Come ha affrontato la sua regia?</em><br />
Di solito, un regista si occupa di tutta la preparazione del film e i collaboratori si inseriscono nel suo flusso di energia: attori e tecnici si uniscono a lui pian piano e lui elargisce un po’ a tutti. In questo caso, è stato un po’ diverso perché c’erano sette registi. Il ruolo del regista comporta il fatto che imponga qualcosa. Se non lo fa, non fa il suo mestiere. Ma allo stesso tempo, a livello concreto, nella cronologia della costruzione di questo film particolare, io sono arrivato quarto e la troupe era già lanciata, aveva già filmato un sacco di personaggi molto variopinti. Il mio compito è stato dunque quello di essere molto più pacato, perché vedevo così il mio film, con un ritmo più lento… È un punto di vista di cui ho dovuto convincere tutti, fino al montatore, visto che c’era una costante ricerca di energia e di ritmo. È naturale che sia stato complicato per loro. Ma hanno avuto fiducia in me e mi hanno permesso di far durare le inquadrature come le sentivo io. Ho affrontato il mio episodio dicendomi che in fondo il protagonista è un infedele che non tradisce sua moglie. Quindi non succede un gran che e ho lavorato attorno a questa nozione di «nulla», di vuoto, operazione piuttosto complessa, dal momento che è necessario dare delle indicazioni sulla noia, la non-azione e il vuoto in un ritmo di commedia, e piuttosto rischiosa, ma spero che funzioni. In quest’ottica, il montaggio ha un’importanza capitale, perché è in quella sede che si impone il ritmo e nella fattispecie il ritmo falsato.</p>
<p><em>Cosa conserverà di questa esperienza?</em><br />
Un’avventura gioiosa e leggera. Sono contento del film, mi piace il suo spirito. E poi, è un nuovo capitolo del mio lavoro con Jean, e questo è molto piacevole.</p>
<p><strong>Eric Lartigau regista di «Lolita»</strong></p>
<p><em>Come ha reagito quando le hanno proposto il progetto?</em><br />
Mi sono entusiasmato e preoccupato. Entusiasmato per l’ambizione del progetto, per le persone che me lo proponevano e per il modo in cui si sarebbe realizzato. Preoccupato per la prospettiva da cui sarebbero state proposte le storie, la paura che ne uscisse un film misogino. Sono stato chiamato a dirigere il segmento «Lolita» che offre uno sguardo abbastanza duro sui quarantenni e sulle giovani spensierate che si prendono gioco di tutti. Questa storia mi tentava perché, per me, l’aspetto interessante del cinema è la possibilità di lavorare sugli attori, sulla materia umana, di vedere come reagiscono le persone in determinate situazioni e la sceneggiatura che mi era destinata consentiva tutto questo. Ma volevo sapere in quale avventura stavo per imbarcarmi e ho chiesto di leggere i copioni degli altri episodi per vederne l’atmosfera. Ci sono molti modi di trattare l’infedeltà… Se non mi fossero piaciute le altre sceneggiature, se non avessi riscontrato una coerenza, un interesse autentico, non avrei accettato l’incarico. Mi sono reso conto che il film proponeva una cosa ben diversa dall’umorismo giovanilistico e poneva delle vere domande, senza tuttavia impartire lezioni. Lo spettatore è un semplice testimone che osserva questi ragazzi che devono destreggiarsi tra desideri e pulsioni, da punti di vista ogni volta diversi. In fondo è questa la forza del film.</p>
<p><em>In questo contesto, come ha caratterizzato la sceneggiatura che le è stata destinata?</em><br />
La storia illustra una situazione, un incontro che può capitare a chiunque. Chi può giurare che non perderà la testa per una ragazza? Chi può essere sicuro che in seguito non si troverà disarmato davanti a lei? Il personaggio dell’ortodontista interpretato da Gilles sembra avere tutto quello che un uomo possa desiderare: una bella moglie, dei figli in gamba, una situazione confortevole… Eppure esce dai binari. È un personaggio estremamente toccante che è impossibile giudicare. Ognuno di noi può trovarsi nella sua situazione. L’intento del film non è quello di dare lezioni, ma, ancora una volta, questa diversità di linguaggio rispetto alla situazione dell’infedeltà è al tempo stesso, toccante, sorprendente, coinvolgente. Mi piaceva la fragilità del protagonista e il suo modo paradossale di vivere quest’esperienza, poiché sentiamo che, malgrado tutto, è profondamente innamorato di sua moglie.</p>
<p><em>Il formato corto le avrà sicuramente ricordato diverse cose…</em><br />
Per Canal +, avevo realizzato numerose fiction brevi e anche vari episodi di serie televisive, come «H» e «Les Guérins», da 22 a 26 minuti, nei quali lo svolgimento della trama proseguiva o aveva dei rimandi nei diversi episodi. Per «Les Guignols», la durata era da tre a quattro minuti. Adoro questo formato perché mobilita tutte le energie e l’ho ritrovato ne GLI INFEDELI dal momento che c’era la necessità di raccontare una storia dall’inizio alla fine in un lasso di tempo piuttosto breve. Tutti i registi erano immersi in questa stessa dinamica.</p>
<p><em>Non ha partecipato alla fase iniziale del progetto. In che modo questo ha cambiato il suo approccio?</em><br />
Ha stuzzicato il mio interesse. Anche se non hanno diretto, Jean e Gilles erano l’anima del progetto. Ogni regista si è trovato ad affrontare un film non suo. Nessuno di noi aveva scritto la sceneggiatura e Gilles e Jean erano i protagonisti di ciascun episodio. È stato necessario entrare nella loro storia cercando di contribuire con il proprio stile. Anche se erano aperti alle nostre proposte, avevano una visione molto forte. Nel mio sketch, Gilles è il protagonista e Jean fa delle apparizioni. Il vantaggio è stato la fiducia che hanno mostrato a tutti, lasciandoci fare, e questa è stata una cosa molto piacevole che ci ha responsabilizzati parecchio. Paradossalmente, la pressione è stata meno forte in fase di preparazione rispetto a quando si prepara un proprio film, ma è tornata sul set e alla fine delle riprese. Registi, produttori, troupe, attori hanno fatto parte di una squadra e si sono sostenuti a vicenda. Formavamo una cosa sola e ognuno di noi desiderava raggiungere lo stesso obiettivo ambizioso in uno slancio condiviso.<br />
Alla fine delle riprese ho parlato con gli altri registi. Per noi tutti, essere completamente al di fuori di un progetto ed essere al tempo stesso completamente coinvolti ha rappresentato un’esperienza molto interessante.</p>
<p><em>Sapeva che Gilles avrebbe interpretato il protagonista, ma come avete scelto l’attrice che incarna la ragazza di cui si innamora?</em><br />
La scelta dell’attrice era determinante per il tono della storia e l’ho operata insieme a Jean e Gilles. Ci siamo detti che se per il ruolo di Lolita avessimo scelto una ragazza veramente affascinante, una bomba di seduzione, la situazione sarebbe potuta diventare esplosiva in qualsiasi momento.<br />
Preferivo un tipo così a una specie di bambolina molto carina, ma vuota e inespressiva. Clara Ponsot è davvero bella e molto spiazzante ed è in grado di emanare una grande carica. Appena è entrata nella sala dei provini ho capito subito che Lolita era lei, per quanto sciocco possa sembrare. Il suo spessore aggiunge una dimensione supplementare alle intenzioni: al di là dell’adulterio, contribuisce con un sentimento, un turbamento.</p>
<p><em>Come ha lavorato con Gilles e Clara?</em><br />
Ovviamente Gilles aveva un’idea del suo personaggio, ma da straordinario attore quale è, ha saputo affidarsi. Abbiamo parlato, affinato il testo e sulla base della sceneggiatura, che era molto precisa, ho potuto dare il mio contributo al personaggio e alla sua evoluzione. Mi interessava l’umanità del personaggio di Gilles. Anche l’energia della ragazza di cui si innamora era molto importante: se non si percepisce quello che la rende particolare e affascinante, non si capisce perché un uomo come quello che interpreta Gilles si trovi in quella situazione impossibile. Mi è piaciuto che quella specie di ritmo che avevo in mente sia stato a tratti scosso da Clara e Gilles, dal loro modo di ascoltarsi e rispondersi. Tutto questo ha amplificato il senso.</p>
<p>Come definirebbe il tono del suo film?<br />
Il mio segmento di sicuro non è il più divertente e ha addirittura momenti piuttosto seri, come quando Gilles aspetta Clara nella sua auto e la vede uscire dalla discoteca. Questa ricchezza di toni è uno dei punti di forza del progetto. Ha delle cose molto divertenti e altre decisamente più cupe. In ogni caso, considerando la situazione, il mio protagonista può uscirne soltanto sulle note della commedia. Davanti a quella giovane donna è penoso. È questo aspetto umano che mi ha sempre interessato e che mi interesserà sempre: le fragilità di ciascuno di noi.</p>
<p><em>Cos’ha pensato del film Gli Infedeli quando lo ha scoperto nella sua totalità?</em><br />
Sono rimasto molto colpito dal modo in cui ogni regista si è impadronito delle idee di Jean e Gilles. Il lavoro di ognuno è particolare e tuttavia c’è una coerenza di fondo. È stato molto eccitante scoprire il film che conoscevo solo sulla carta. Questa sorta di omogeneità, malgrado le storie basate sullo stesso tema siano molto diverse tra loro, è davvero curiosa. Si incrocia una galleria di personaggi eclettici. Il film si basa su molte emozioni diverse, su vari stili, al servizio di un soggetto che non lascia indifferente nessuno.<br />
La forza del film risiede nella sua diversità, nell’energia che sprigiona da esso. Associamo momenti in cui ci pieghiamo in due dal ridere ad altri in cui ci poniamo degli interrogativi osservando le spaccature all’interno delle coppie. Il film va dal realismo all’assurdo, con il coraggio di andare fino in fondo. Vedendolo, mi sono sentito felice come un bambino, arrivando persino a dimenticare che ne avevo realizzato io un pezzo da quanto mi sono lasciato coinvolgere dalla sua totalità. Rivedendolo in seguito, ho scoperto altre battute, altri dettagli, che mi erano sfuggiti la prima volta perché ridevo troppo.</p>
<p><em>È in grado di capire cosa rappresenta per lei questa esperienza nel suo percorso personale?</em><br />
Questa settimana di riprese è stata un’esperienza appassionante, dal punto di vista professionale e umano. Ho finalmente avuto occasione di lavorare con Guillaume Schiffman, il direttore della fotografia, con cui peraltro sono amico da molto tempo. Ho scoperto Jean, la sua finezza e le sue osservazioni sempre molto pertinenti. Veder funzionare il tandem che forma con Gilles è davvero bello. Anche lavorare con Gilles era un desiderio che avevo da tempo e sono stato felice di ritrovarlo su un set.</p>
<p>(da cineblog.it)</p>
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		<title>LA FILLE MAL GARDÉE</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 14:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[KinOOpera]]></category>

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		<description><![CDATA[16 maggio 2012 Diretta ore 20:00 LA FILLE MAL GARDÉE di Ferdinand Hérold dalla Royal Opera House di Londra &#160; La Fille Mal Gardée, in italiano talvolta La figlia malcustodita, è il balletto più antico ancora in repertorio nelle compagnie di danza in tutto il mondo grazie all&#8217;attraente semplicità e all&#8217;ingenua familiarità dell&#8217;azione. In tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>16 maggio 2012 Diretta ore 20:00</strong></p>
<p align="center"><strong></strong><strong>LA FILLE MAL GARDÉE</strong> di Ferdinand Hérold</p>
<p>dalla Royal Opera House di Londra</p>
<p><a href="http://kino-desse.org/wp-content/uploads/2012/05/Baletto_Fille_Cinema_Kino-Dess.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3132" title="Baletto_Fille_Cinema_Kino-Dess" src="http://kino-desse.org/wp-content/uploads/2012/05/Baletto_Fille_Cinema_Kino-Dess.jpg" alt="" width="888" height="619" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La Fille Mal Gardée</strong>, in italiano talvolta <strong>La figlia malcustodita</strong>, è il <a title="Balletto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Balletto">balletto</a> più antico ancora in repertorio nelle compagnie di danza in tutto il mondo grazie all&#8217;attraente semplicità e all&#8217;ingenua familiarità dell&#8217;azione.</p>
<p>In tutta la sua lunga storia, il balletto è stato rimaneggiato molte volte. Otto cambi di titolo e non meno di cinque differenti <a title="Partitura" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partitura">partiture musicali</a>, due delle quali adattamenti di vecchie musiche. Oggi ne esistono due versioni: quella russa (e in generale dell&#8217;Europa dell&#8217;est) coreografata da <a title="Marius Petipa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marius_Petipa">Marius Petipa</a> e <a title="Lev Ivanov" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lev_Ivanov">Lev Ivanov</a> nel <a title="1885" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1885">1885</a> e rivisitata da <a title="Alexander Gorsky (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Alexander_Gorsky&amp;action=edit&amp;redlink=1">Alexander Gorsky</a> nel <a title="1903" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1903">1903</a> su musica di <a title="Peter Ludwig Hertel (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Peter_Ludwig_Hertel&amp;action=edit&amp;redlink=1">Peter Ludwig Hertel</a> creata per l&#8217;allestimento di <a title="Paolo Taglioni" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Taglioni">Paolo Taglioni</a> fatto a Berlino nel <a title="1864" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1864">1864</a> e quella inglese coreografata nel <a title="1960" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1960">1960</a> da Sir <a title="Frederick Ashton" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frederick_Ashton">Frederick Ashton</a> su musica di <a title="Ferdinand Hérold" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinand_H%C3%A9rold">Ferdinand Hérold</a> adattata da <a title="John Lanchbery (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=John_Lanchbery&amp;action=edit&amp;redlink=1">John Lanchbery</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La nascita de <em>La Fille Mal Gardée</em></h2>
<p><em>La Fille Mal Gardée</em> fu creata da <a title="Jean Dauberval" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Dauberval">Jean Dauberval</a>, uno dei più grandi coreografi del suo tempo, allievo di <a title="Jean-Georges Noverre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Georges_Noverre">Noverre</a> e futuro insegnante di <a title="Charles Didelot" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Didelot">Charles Didelot</a>. La leggenda vuole che Dauberval trovasse ispirazione un giorno a Bordeaux osservando le vetrine di un negozio di stampe. Lì vide un&#8217;incisione del dipinto di <a title="Pierre Antoine Baudouin (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Pierre_Antoine_Baudouin&amp;action=edit&amp;redlink=1">Pierre Antoine Baudouin</a> dal titolo <em>Le Reprimande/Une Jeune Fille Querrillée Par sa Mere</em>, nel quale una serva in lacrime con i vestiti in disordine viene sgridata da una vecchia (probabilmente la madre) in un granaio mentre si il suo spasimante, sullo sfondo, si arrampica su una scala per la scappare nel solaio. Presumibilmente questo particolare dipinto divertì il <a title="Maître de Ballet" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ma%C3%AEtre_de_Ballet">Maître de Ballet</a> al punto tale da fargli decidere di scrivere immediatamente uno scenario adatto per un balletto. Così nacque <em>La Fille Mal Gardée</em>.</p>
<p>Il balletto fu rappresentato per la prima volta al <a title="Grand Théâtre (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Grand_Th%C3%A9%C3%A2tre&amp;action=edit&amp;redlink=1">Grand Théâtre</a> a <a title="Bordeaux" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bordeaux">Bordeaux</a>, <a title="France" href="http://it.wikipedia.org/wiki/France">France</a> il <a title="1º luglio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1%C2%BA_luglio">1º luglio</a> <a title="1789" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1789">1789</a>. La moglie di Dauberval, la <a title="Ballerina" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ballerina">ballerina</a> <a title="Théodore Dauberval (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Th%C3%A9odore_Dauberval&amp;action=edit&amp;redlink=1">Mlle. Théodore</a>, danzò la parte di Lison (Lise nelle versioni moderne), il <a title="Danzatore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Danzatore">danzatore</a> <a title="Eugène Hus (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Eug%C3%A8ne_Hus&amp;action=edit&amp;redlink=1">Eugène Hus</a> fu Colin (Colas nelle versioni moderne), e <a title="Francois Le Riche (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Francois_Le_Riche&amp;action=edit&amp;redlink=1">Francois Le Riche</a> interpretò la vedova Ragotte (nota come Madame Simone nelle versioni moderne). Il titolo originale del balletto era <em>Le Ballet de la Paille ou Il n&#8217;est Qu&#8217;un Pas du Mal au Bien</em>. Il lavoro ebbe un notevole successo di pubblico e fu il balletto più popolare e duraturo di Dauberval.</p>
<h3>La musica</h3>
<p>Alla fine del <a title="Diciottesimo secolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diciottesimo_secolo">diciottesimo secolo</a>, le partiture dei balletti erano spesso <em><a title="Pastiche" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pastiche">pastiche</a></em> di melodie popolari derivanti da danze ben note, canzoni e opere. Queste partiture spesso erano arrangiate e adattate dal <a title="Direttore d'orchestra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Direttore_d%27orchestra">direttore d&#8217;orchestra</a> del <a title="Teatro" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro">teatro</a> o dal primo <a title="Violinista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Violinista">violinista</a>, il quale a volte era anche un conduttore d&#8217;orchestra (non vi era la separazione tra i due ruoli allora).</p>
<p>La partitura originale del balletto era un insieme di 55 melodie francesi ed è arrivata fino ai giorni nostri nella forma di quindici parti orchestrali conservate nella <a title="Biblioteca municipale (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Biblioteca_municipale&amp;action=edit&amp;redlink=1">biblioteca municipale</a> di Bordeaux. Il <a title="Manoscritto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manoscritto">manoscritto</a> non reca il nome di un <a title="Compositore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Compositore">compositore</a> (o meglio di un <a title="Arrangiatore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arrangiatore">arrangiatore</a>) e nessun contemporaneo nei resoconti della produzione originale di <em>La Fille Mal Gardée</em> menziona un compositore. È possibile che Dauberval stesso abbia arrangiato la partitura dal momento che era un valente violinista. Oppure potrebbe essere il lavoro di uno dei musicisti impiegati nel teatro a quei tempi. Un probabile candidato potrebbe essere stato <a title="Franz Beck" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franz_Beck">Franz Beck</a>, che al periodo era Maestro di musica in carica al teatro di Bordeaux. Un&#8217;altra possibilità riguarda il violinista dell&#8217;orchestra del teatro, noto oggi solo con il nome di <a title="Lempereur (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Lempereur&amp;action=edit&amp;redlink=1">Lempereur</a>, che aveva a quel tempo composto la musica per <em>Mareie Milet ou l&#8217;Héroïne villageoise</em>, rappresentata per la prima volta nel marzo del 1789.</p>
<h3>Riprese dell&#8217;allestimento originale di Dauberval</h3>
<p>Due anni dopo la prima rappresentazione del balletto, Dauberval andò a <a title="Londra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Londra">Londra</a> per montare il lavoro per il balletto del <a title="King's Pantheon Theatre (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=King%27s_Pantheon_Theatre&amp;action=edit&amp;redlink=1">King&#8217;s Pantheon Theatre</a>. Per l&#8217;occasione, Dauberval cambiò il titolo originale in quello che conosciamo oggi (<em>La Fille Mal Gardée</em>). Per la prima rappresentazione (<a title="30 aprile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/30_aprile">30 aprile</a> <a title="1791" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1791">1791</a>) Mlle. Théodore ripresentò il ruolo di Lise, mentre l&#8217;allievo di Dauberval, <a title="Charles Didelot" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Didelot">Charles Didelot</a>, danzò Colas.</p>
<p>La partitura del <a title="1789" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1789">1789</a> era detestata dai musicisti dell&#8217;orchestra del Teatro Pantheon. Quando le parti orchestrali furono scoperte nel <a title="1959" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1959">1959</a> da <a title="Ivor Guest" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ivor_Guest">Ivor Guest</a> e <a title="John Lanchbery (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=John_Lanchbery&amp;action=edit&amp;redlink=1">John Lanchbery</a>, vennero trovate coperte di commenti che andavano dalle battute di spirito ai sarcasmi feroci.</p>
<p>Il titolo del balletto, riportato su tutte le pagine, era stato barrato dal direttore della prima performance di Londra e sostituito con il gioco di parole &#8220;Filly-Me-Gardy&#8221;.</p>
<p>Eugène Hus, creatore del ruolo di Colas, allestì <em>La Fille Mal Gardée</em> di Dauberval per l&#8217;<a title="Opéra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Op%C3%A9ra">Opéra</a> di Parigi nel <a title="1803" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1803">1803</a>. Prima di questa produzione, Hus utilizzò il libretto del balletto nel <a title="1796" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1796">1796</a> per un&#8217;opera comica intitolata <em>Lise et Colin</em>, coreografata su musica di <a title="Pierre Gaveux (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Pierre_Gaveux&amp;action=edit&amp;redlink=1">Pierre Gaveux</a>.</p>
<h2>La nuova versione di Jean Pierre Aumer sulla musica di Hérold</h2>
<p>Il coreografo <a title="Jean Pierre Aumer (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Jean_Pierre_Aumer&amp;action=edit&amp;redlink=1">Jean Pierre Aumer</a>, un allievo di Dauberval, rivisitò la versione di Hus del 1803 in continuazione per tutta la sua carriera di <a title="Maître de ballet" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ma%C3%AEtre_de_ballet">maître de ballet</a> all&#8217;Opéra. Andò a <a title="Vienna" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vienna">Vienna</a> nel <a title="1809" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1809">1809</a> per montare il lavoro per il balletto del <a title="Burgtheater" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Burgtheater">Burgtheater</a>. Il <a title="17 novembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/17_novembre">17 novembre</a> <a title="1828" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1828">1828</a>, Aumer presentò una versione completamente nuova de <em>La Fille Mal Gardée</em>, allestita per la ballerina <a title="Pauline Montessu (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Pauline_Montessu&amp;action=edit&amp;redlink=1">Pauline Montessu</a> per la parte di Lise. Per questa produzione, <a title="Ferdinand Hérold" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinand_H%C3%A9rold">Ferdinand Hérold</a> creò un adattamento della partitura originale del 1789 e prese anche in prestito molti temi dalle opere di compositori quali <a title="Gioacchino Rossini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gioacchino_Rossini">Gioacchino Rossini</a>, <a title="Jean Paul Egide Martini (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Jean_Paul_Egide_Martini&amp;action=edit&amp;redlink=1">Jean Paul Egide Martini</a> e <a title="Gaetano Donizetti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Donizetti">Gaetano Donizetti</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La nuova versione di Sir Frederick Ashton per il Royal Ballet</h2>
<p>Nel <a title="1959" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1959">1959</a>, il coreografo <a title="Sir Frederick Ashton" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sir_Frederick_Ashton">Sir Frederick Ashton</a> decise di creare una versione completamente nuova de <em>La Fille Mal Gardée</em> per il <a title="Royal Ballet" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Royal_Ballet">Royal Ballet</a>. Questa produzione debuttò il <a title="14 settembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/14_settembre">14 settembre</a> <a title="1960" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1960">1960</a> con <a title="Nadia Nerina (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Nadia_Nerina&amp;action=edit&amp;redlink=1">Nadia Nerina</a> nella parte di Lise e <a title="David Blair (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=David_Blair&amp;action=edit&amp;redlink=1">David Blair</a> nella parte di Colas. la versione di Ashton ebbe un enorme successo e fu ritenuta all&#8217;unanimità la versione definitiva de <em>La Fille Mal Gardée</em>. Fin dall&#8217;inizio la versione di Ashton è diventata un classico nel repertorio del balletto.</p>
<p>Originalmente Sir Frederick Ashton voleva usare la musica di Ludwig Hertel ma dopo un attento esame della musica, decise che era troppo pesante e banale per la nuova produzione. Dietro suggerimento dello <a title="Storico del balletto (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Storico_del_balletto&amp;action=edit&amp;redlink=1">storico del balletto</a> e <a title="Musicologo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Musicologo">musicologo</a> <a title="Ivor Guest" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ivor_Guest">Ivor Guest</a>, Ashton studiò la partitura di Ferdinand Hérold del <a title="1828" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1828">1828</a> e trovò quella musica leggera, semplice più adatta per quello che aveva in mente.</p>
<p>Ashton ingaggiò il compositore e direttore d&#8217;orchestra della <a title="Royal Opera House" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Royal_Opera_House">Royal Opera House</a>, <a title="John Lanchbery (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=John_Lanchbery&amp;action=edit&amp;redlink=1">John Lanchbery</a>, per adattare e orchestrare la partitura di Hérold. Dopo essere rimasti frustrati dalla natura semplicistica e indefinita della partitura originale, i due decisero che la musica di Hérold sarebbe andata bene come base per una partitura totalmente nuova per la quale Lanchbery compose alcuni nuovi brani. I due andarono anche oltre, incorporando elementi del <em>pastiche</em> musicale della prima rappresentazione del 1789 e un pezzo della musica di Hertel.</p>
<p>Ashton fu contrariato dal fatto che la musica di Hérold non avesse un <em>Grand Pas</em> e per un po&#8217; pensò di usare il ben noto <em>Pas de Deux</em> sulla musica di Hertel. Poi Ivor Guest trovò un adattamento per violino del <em>Pas de Deux</em> che <a title="Fanny Elssler" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fanny_Elssler">Fanny Elssler</a> aveva arrangiato per la sua rappresentazione del <a title="1837" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1837">1837</a>, nascosto all&#8217;Opéra. Questo numero è noto con il nome di <em>The Fanny Elssler Pas de Deux</em>.</p>
<p>Ashton coreografò alcune delle sue danze più magistrali per la nuova versione del balletto. Riportò sulla scena il <em>Pas de Ruban</em> per Lise e Colas, nel quale gli amanti eseguono un affascinante <em>pas</em> con intricati passaggi usando un nastro di raso rosa. Ashton portò quest&#8217;idea ad un livello completamente nuovo con <em>Fanny Elssler Pas de Deux</em>, inventando uno spettacolare <em>Grand Adagio</em> per Lise, Colas, e otto donne con otto nastri. Egli incluse anche la sequenza di mimo originale di Petipa nota con il titolo di <em>When I&#8217;m Married</em>, un passaggio che era eseguito da tutte le grandi ballerine del passato. Chi gli insegnò questo passaggio fu <a title="Tamara Karsavina" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tamara_Karsavina">Tamara Karsavina</a>, ballerina del Balletto Imperiale e dei <a title="Ballets Russes" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ballets_Russes">Ballets Russes</a>. La Karsavina a sua volta l&#8217;aveva imparata dal suo maestro, <a title="Pavel Gerdt" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pavel_Gerdt">Pavel Gerdt</a>, uno dei più grandi solisti maschi del Balletto Imperiale che fece da partner a tutte le &#8220;Lise&#8221; della fine dell&#8217;<a title="XIX secolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/XIX_secolo">Ottocento</a> e l&#8217;inizio del <a title="XX secolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/XX_secolo">Novecento</a>, inclusa <a title="Virginia Zucchi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Virginia_Zucchi">Virginia Zucchi</a>.</p>
<p>Per dare ispirazione a Lanchbery per la <em>Clog Dance</em>, Ashton portò il compositore ad una performance di danzatori con gli zoccoli del <a title="Lancashire" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lancashire">Lancashire</a>. La danza nel balletto è eseguita dalla Vedova Simone, la mamma di Lise. Lanchbery decise di usare il tema (o <em><a title="Leitmotiv" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leitmotiv">leitmotiv</a></em>) prendendolo dalla partitura di Hertel (questa è l&#8217;unica musica di Hertel usata nel balletto). Ashton creò uno spiritoso numero per Simone e quattro ballerine, in cui si danza sulle punte dei piedi con gli zoccoli!</p>
<p>La versione di Ashton de <em>La Fille Mal Gardee</em> continuò ad essere allestita da molte compagnie in tutto il mondo e oggi è forse la versione più famosa del balletto.</p>
<h2>Personaggi</h2>
<ul>
<li><em>Lise</em> — (la figlia mal custodita)</li>
<li><em>Colas</em> — (l&#8217;amato di Lisa)</li>
<li><em>Vedova Simone</em> — (la madre di Lisa, di solito danzata da un uomo &#8220;en travesti&#8221;)</li>
<li><em>Alain</em> — (Lo stupidotto e ricco pretendente di Lise)</li>
<li><em>Thomas</em> — (Il padre di Alain)</li>
<li><em>Il Notaio</em></li>
<li><em>Contadini</em> — (amici di Lise e Colas)</li>
<li><em>Un gallo e tre galline</em></li>
</ul>
<h2></h2>
<h2>Trama</h2>
<p>Lise e Colas sono innamorati e vogliono sposarsi. Ma Maman Simone vuole che Lisa sposi lo stupidotto, ma estremamente ricco, Alain e ha già disposto per il contratto matrimoniale con il padre di Alain, Thomas. Nel periodo del raccolto, Simone e Lise vengono invitate per un picnic da Thomas e Alain. I contadini si uniscono in una danza dei nastri attorno ad un palo ornato di nastri (una danza tipica del periodo del raccolto) e le donne ballano la danza degli zoccoli. Arriva un temporale e tutti cercano riparo.</p>
<p>La vedova Simone e Lise tornano a casa. I contadini portano il raccolto e la vedova lascia la casa dopo averla chiusa per impedire a Lise di incontrarsi con Colas. Lise pensa a Colas e mima il fatto di essere madre di molti bambini. Colas, che era nascosto dietro ad un covone, un po&#8217; imbarazzato, esce allo scoperto. All&#8217;arrivo di Maman Simone, Lise nasconde Colas nella sua stanza. Quando Simone entra in casa, ordina a Lise di andare nella sua stanza a prendere l&#8217;abito da sposa comprato per l&#8217;imminente matrimonio con Alain. Lise cerca di restare dove è ma Simone la spinge nella stanza e chiude la porta a chiave.</p>
<p>Thomas arriva con un notaio e il figlio e arrivano anche i contadini, amici di Lise e Colas, Maman Simone apre la porta della stanza e Lise appare vestita da sposa con Colas al fianco. Thomas e Alain si offendono e Thomas, infuriato, strappa il contratto matrimoniale. Lui, il figlio e il notaio se ne vanno indignati. Lise e Colas chiedono perdono a Simone. L&#8217;amore conquista tutti e tutti fanno festa a Lise e Colas.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La <a title="Partitura" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partitura">partitura</a> de <em>La Fille Mal Gardée</em> adattata da John Lanchbery</h2>
<p><strong>Nota</strong> &#8211; John Lanchbery utilizzò la musica di Hérold e alcuni passaggi della musica originale della partitura di Bordeaux del 1789 come &#8220;materia prima&#8221;. L&#8217;elenco che segue dà i dettagli di tutte le danze e le scene della partitura di Lanchbery del <a title="1960" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1960">1960</a>. A parte dove è annotato, tutti i temi sono di Hérold nell&#8217;adattamento di Lanchbery.</p>
<p><strong>Atto 1</strong></p>
<ul>
<li>No.1 <em><strong>Introduction</strong></em> (presa dall&#8217;Ouverture di Hérold dell&#8217;opera di <a title="Jean Paul Egide Martini (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Jean_Paul_Egide_Martini&amp;action=edit&amp;redlink=1">Jean Paul Egide Martini</a> <em><a title="Le Droit du Seigneur (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Le_Droit_du_Seigneur&amp;action=edit&amp;redlink=1">Le Droit du Seigneur</a></em>)</li>
<li>No.2 <em><strong>Dance of the Cock and Hens</strong></em> (Ferdinand Hérold, adatatto da Lanchbery)</li>
<li>No.3 <strong><em>Lise and the Ribbon (</em>Pas de Ruban<em>)</em></strong> (da Hérold, tratto dall&#8217;aria <em>Introduzione, Pianissimo</em> de <em><a title="Il barbiere di Siviglia (Rossini)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_barbiere_di_Siviglia_%28Rossini%29">Il barbiere di Siviglia</a></em> di <a title="Gioachino Rossini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gioachino_Rossini">Gioachino Rossini</a>)</li>
<li>No.4 <em><strong>Colas</strong></em></li>
<li>No.4a <em><strong>Colas&#8217; Solo</strong></em></li>
<li>No.5 <em><strong>Colas e Simone</strong></em></li>
<li>No.6 <em><strong>Villagers</strong></em></li>
<li>No.7 <em><strong>Simone e Lise</strong></em></li>
<li>No.8 <strong><em>Lise e Colas (</em>Pas de Ruban<em>)</em></strong> (temi dall&#8217;opera di <a title="Jean Paul Egide Martini (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Jean_Paul_Egide_Martini&amp;action=edit&amp;redlink=1">Jean Paul Egide Martini</a> <em><a title="Le Droit du Seigneur (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Le_Droit_du_Seigneur&amp;action=edit&amp;redlink=1">Le Droit du Seigneur</a></em>)</li>
<li>No.9 <em><strong>Village Girls</strong></em></li>
<li>No.10 <em><strong>Thomas e Alain</strong></em> (questo numero include l&#8217;assolo comico di Alain, composto da Lanchbery)</li>
<li>No.11 <em><strong>Off to the Harvest</strong></em> (composto da Lanchbery, su temi pre-esistenti)</li>
<li>No.12 <em><strong>Colas</strong></em> (ripresa del No.4)</li>
<li>No.13 <em><strong>Picnic</strong></em> (dalla partitura originale del 1789 nota come il <em>Pas de M. Albert</em>. Il <em>Pas de Trois</em> comico per Lise, Colas, e Alain fu composto da Lanchbery)</li>
<li>No.14 <em><strong>Flute Dance</strong></em> (questo numero era originariamente il <em>Pas des Moissonneurs</em> dalla partitura del <a title="1828" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1828">1828</a> score, adattata da Lanchbery)</li>
<li>No.15 <em><strong>Quarrel</strong></em> (composta da Lanchbery, basata sul No.14)</li>
<li>No.16 <em><strong>The Fanny Elssler Pas de deux</strong></em> (temi presa dall&#8217;opera <em><a title="L'Elisir d'amore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Elisir_d%27amore">L&#8217;Elisir d&#8217;amore</a></em> di <a title="Gaetano Donizetti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Donizetti">Gaetano Donizetti</a> e adattato per l&#8217;apparizione nel 1837 della ballerina <a title="Fanny Elssler" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fanny_Elssler">Fanny Elssler</a> all&#8217;<a title="Opéra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Op%C3%A9ra">Opéra</a> dal <a title="Copista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Copista">copista</a> e <a title="Bibliotecario" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bibliotecario">bibliotecario</a> d&#8217;opera. Orchestrato da Lanchbery)</li>
<li>No.17 <em><strong>Simone</strong></em> (introduzione composta da Lanchbery per il numero successivo)</li>
<li>No.17a <em><strong>Clog Dance</strong></em> (l&#8217;unica musica di Peter-Ludwig Hertel usata da Lanchbery. Questo tema era stato creato da Hertel come leitmotiv per Maman Simone)</li>
<li>No.18 <em><strong>Maypole Dance</strong></em> (presa dalla partitura del 1789 &#8211; il <em>Pas de M. Albert</em>)</li>
<li>No.19 <em><strong>Storm and Finale</strong></em> (anche se la partitura è stata rifatta da Lanchbery, questa è l&#8217;unica musica per tempesta non alterata presa da <em><a title="La Cenerentola" href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Cenerentola">La Cenerentola</a></em> di <a title="Gioacchino Rossini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gioacchino_Rossini">Gioacchino Rossini</a></li>
</ul>
<p><strong>Atto 2</strong></p>
<ul>
<li>No.20 <em><strong>Overture</strong></em></li>
<li>No.21 <em><strong>Lise e Simone</strong></em></li>
<li>No.22 <em><strong>Spinning</strong></em> (presa dalla partitura del 1789 e ulteriormente adattata da Lanchbery)</li>
<li>No.23 <em><strong>Tambourine Dance (Aria con variazioni)</strong></em> (presa dalla partitura del 1789 e ulteriormente adattata da Lanchbery)</li>
<li>No.24 <em><strong>Harvesters</strong></em></li>
<li>No.25 <em><strong>When I&#8217;m Married</strong></em> (presa dall&#8217;aria <em>Bell&#8217;alme Generose</em> dell&#8217;opera di <a title="Gioacchino Rossini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gioacchino_Rossini">Gioacchino Rossini</a> <em><a title="Elisabetta, regina d'Inghilterra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elisabetta,_regina_d%27Inghilterra">Elisabetta, regina d&#8217;Inghilterra</a></em>. L&#8217;unico numero di Hérold che Lanchbery non ha riorchestrato)</li>
<li>No.26 <em><strong>Simone&#8217;s Return</strong></em></li>
<li>No.27 <em><strong>Thomas, Alain and the Notaries</strong></em></li>
<li>No.28 <em><strong>Consternation and Forgiveness</strong></em></li>
<li>No.29 <em><strong>Pas de deux</strong></em> (una versione adattata del No.25)</li>
<li>No.30 <em><strong>Finale</strong></em> (composto da Lanchbery)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>mercoledì 16 maggio 2012</td><td> 19:45</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>Gli Infedeli</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 21:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima Visione Dessé]]></category>
		<category><![CDATA[prossimamente]]></category>

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		<description><![CDATA[Trama &#8211; L’infedeltà maschile vista da sette registi: 1) Fred e Greg sono due amici che trascorrono le serate facendo il giro dei night per trovare nuove donne da conquistare; 2) Bernard si ritrova in ospedale e scopre di avere un’insufficienza sessuale ma non vuole che sua moglie lo sappia; 3) Laurent, impegnato per qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trama &#8211; L’infedeltà maschile vista da sette registi: 1) Fred e Greg sono due amici che trascorrono le serate facendo il giro dei night per trovare nuove donne da conquistare; 2) Bernard si ritrova in ospedale e scopre di avere un’insufficienza sessuale ma non vuole che sua moglie lo sappia; 3) Laurent, impegnato per qualche giorno in un seminario di lavoro, approfitta dell’occasione per tradire la moglie; 4) il dentista Éric è innamorato di Ines, studentessa di lettere, da anni sua paziente; 5) François e Lisa sono a cena da un loro vecchio amico, Bernard, che loro sanno infedele alla moglie; 6) Thibault ha una relazione sentimentale di una sola notte ma la moglie e i figli lo scoprono prima del previsto; 7) Simon, nel pieno di una avventura bondage con una matura prostituta, vede la donna svenire sotto i suoi occhi; 8) Simon, Bernard e Thibault partecipano con scarsi risultati ad una riunione dell’Anonima Infedeli; 9) Fred e Greg decidono di andare in vacanza a Las Vegas, nonostante il disaccordo delle rispettive mogli, per riordinare il loro stile di vita.</p>
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<p>Dopo aver suscitato non poche polemiche in patria, <a href="http://www.cineblog.it/post/36121/gli-infedeli-si-mostra-in-quattro-nuove-locandine">per una serie di poster ritenuti ’sconci’</a>, <a href="http://www.cineblog.it/tag/Gli%20Infedeli">Gli Infedeli</a> arriva nei cinema italiani grazie alla BIM. Se l’uscita in sala è datata <strong>4 maggio</strong>, il film si mostra quest’oggi attraverso il full trailer in italiano. Commedia francese ad episodi, Les Infedèles, questo il titolo originale, può contare su ben 7 registi, ovvero Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtes, Eric Lartigau, Gilles Lellouche, e il duo da Oscar di The Artist, ovvero <a href="http://www.cineblog.it/tag/Michel%20Hazanavicius">Michel Hazanavicius</a> e <a href="http://www.cineblog.it/tag/Jean%20Dujardin">Jean Dujardin</a>.</p>
<p>Al fianco di Dujardin, ovviamente anche attore, un cast di all-star transalpine: Gilles Lellouche, Lionel Abelanski, Fabrice Agoguet, Pierre Benoist, Violette Blanckaert, Vincent Bonnasseau, Bastien Bouillon, Guillaume Canet e Célestin Chapelain. Quattordici mani per sette registi e altrettante variazioni sul tema dell’infedeltà maschile, tra conquiste e insuccessi. Riuscirà il duo Michel Hazanavicius/Jean Dujardin a conquistare il mercato tricolore, dopo <a href="http://www.cineblog.it/tag/the%20artist">The Artist</a>?</p>
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<p>INTERVISTE</p>
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<p><strong>Jean Dujardin &amp; Gilles Lellouche, attori e registi dell’episodio «Las Vegas»</strong></p>
<p><em>Come è nato questo progetto atipico?</em><br />
JEAN &#8211; Il progetto è frutto di una serie di desideri e di idee che coltivavo da molto tempo. Innanzitutto c’era la voglia di fare un film a episodi, un formato cinematografico che consente una grande varietà. L’idea del tema mi è venuta dopo aver sentito la storia di un tizio che, per tradire sua moglie, andava al cinema, comprava un biglietto e staccava il telefono prima di andare a spassarsela. Quando tornava a casa, alla moglie che gli chiedeva perché non fosse raggiungibile sul cellulare, esibiva il biglietto del cinema come prova… Ho trovato questo espediente molto interessante. Il tema dell’infedeltà offriva un terreno di gioco appassionante. L’ultimo elemento riguarda il titolo che si è imposto quando, scorgendo di sfuggita la copertina del DVD del film di Martin Scorsese THE DEPARTED, il cui titolo francese è LES INFILTRÉS, ho letto per errore LES INFIDÈLES… A quel punto ho avuto la forma, il tema e il titolo.</p>
<p><em>Come si è formato il vostro duo?</em><br />
GILLES &#8211; Jean e io ci conosciamo da molto tempo. Come spesso capita in questo mestiere, avevamo voglia di lavorare insieme e avevamo alcuni progetti un po’ campati per aria. Ma quando Jean mi ha parlato di questo progetto per la prima volta, ho subito accolto con molto entusiasmo l’idea di poterlo realizzare completamente insieme, condividendo fino in fondo la nostra visione artistica e la nostra grande amicizia.<br />
JEAN &#8211; Tra Gilles e me c’è una forte intesa. Entrambi siamo sempre in cerca di avventure umane e la prospettiva di lavorare insieme ci allettava moltissimo. Apparteniamo alla stessa generazione, condividiamo gli stessi gusti, la stessa sensibilità e un reciproco rispetto per il nostro lavoro. La nostra collaborazione si è imposta da sola e tutto è avvenuto con naturalezza in uno slancio incredibile.</p>
<p><em>Come avete scelto le varie storie del film?</em><br />
JEAN &#8211; Il grande vantaggio di un film a episodi consiste nell’offrire un’autentica varietà di spunti. Abbiamo potuto affrontare l’argomento da diversi punti di vista, dal più giovane al più maturo e profondo, con personaggi più o meno caricaturali, vicini a noi e distanti da noi. Abbiamo cercato di scandagliare il tema, proponendo delle angolature che esprimano anche le differenze di età e di ceto sociale e che illustrino diverse situazioni, da quelle da incubo a quelle delle fantasie… Abbiamo iniziato a lavorarci facendo una serie di riunioni piuttosto informali e ridanciane con i nostro co-autori, Stéphane Joly, Philippe Caverivière e Nicolas Bedos. Abbiamo ideato una serie di piccoli film potenziali, almeno una trentina all’inizio, e in seguito abbiamo fatto una selezione. L’unico denominatore comune era la libertà di tono e umorismo, che tuttavia non impediva di toccare note patetiche o cupe.<br />
GILLES &#8211; Abbiamo accumulato idee, scritto e lavorato con alcuni autori e poi abbiamo scelto i soggetti, sia in base alla forza della tipologia, sia in base alle emozioni che risvegliavano in noi. Il divertimento e il desiderio di interpretarli che ci suscitavano sono stati due criteri determinanti nella nostra scelta. Numerosi soggetti si sono imposti con naturalezza e sono quelli che si sono rivelati più interessanti con il passare del tempo.</p>
<p><em>Malgrado il film sia composto di varie storie che mettono in scena personaggi diversi, permane una sensazione di continuità…</em><br />
GILLES &#8211; Ogni film risponde a un altro. Senza voler rivelare i dettagli di ogni storia, si può dire che ogni segmento termina in qualche modo dove inizia il segmento successivo.<br />
JEAN &#8211; All’inizio avevamo pensato di separare ogni film dandogli un titolo, ma ci siamo resi conto che sarebbe stata una struttura pesante. Partendo da un primo sketch che comincia all’inizio del film e si conclude alla fine, si fissa il fulcro del tema attraverso quei due protagonisti. Volevamo un tono leggero per fare entrare gli spettatori nell’argomento a fianco dei due amici che vanno a caccia, con delle riflessioni molto dirette. Poi, però, abbiamo iniziato a farci un’interminabile serie di domande su come concatenare e ordinare gli episodi.</p>
<p><em>Come avete dosato il tono generale?</em><br />
JEAN &#8211; Abbiamo cercato di accantonare la paura di essere troppo seri o troppo duri. Volevamo sentirci liberi sia nel formato sia nel tono, poter spaziare in un livello profondo o restare a un livello più superficiale, passare da un’analisi più riflessiva e rimbalzare poco dopo nel caricaturale, mescolare i generi mantenendo un tono sincero. Il nostro desiderio era dire certe cose, esprimerle nella recitazione, a volte giocare con i cliché oppure scalfire i preconcetti, sganciandoci da quelle «leggi» che la teoria vuole regolino i generi cinematografici.<br />
GILLES &#8211; In nessun momento ci siamo sentiti censurati. Pensiamo che il pubblico non abbia voglia di vedere dei film formattati, che rispondano solo ai codici che vengono applicati a livello commerciale. Non desidera che gli vengano offerti sempre gli stessi film. Ognuno di noi come spettatore ha voglia di essere sorpreso da una storia diversa, piena di inventiva e vivace.</p>
<p><em>Qual era per voi l’intento di questo film?</em><br />
JEAN &#8211; Alla base c’era il desiderio di ogni attore di interpretare delle situazioni diverse. Io avevo voglia di misurarmi con un certo eccesso, di andare lontano nei dialoghi e nel corpo. Ci rivolgiamo ad adulti liberi e consenzienti. L’obiettivo non è scioccare gratuitamente, ma avere la libertà assoluta e andare fino in fondo alle cose, proporre situazioni divertenti, un po’ sovversive, che sconvolgono e suscitano una reazione. Era questo che volevamo. Avevo vissuto la stessa situazione con il film OSS 117 e il pubblico si chiedeva se poteva osare lasciarsi andare alle risate. Se uno ha voglia di ridere, perché non dovrebbe farlo?<br />
GILLES &#8211; Avevamo anche nostalgia di una certa libertà irriverente, come quella che troviamo nei film di Blier o nella commedia all’italiana, per esempio ne I MOSTRI – il film a episodi di Dino Risi con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi.</p>
<p><em>Il fatto di lavorare a un soggetto del genere ha provocato discussioni?</em><br />
GILLES &#8211; L’obiettivo era sfruttare determinate situazioni, non discuterne. Le situazioni erano una materia, uno sfondo.<br />
JEAN &#8211; Ci siamo serviti di questo tema per incarnare uomini deboli, sfuggenti, vigliacchi, scaltri. Un sogno!</p>
<p><em>Avete avuto difficoltà a mettere insieme il progetto?</em><br />
JEAN &#8211; Ci dicono spesso che siamo «bankable», che garantiamo il successo, che almeno questo serva a riuscire a realizzare un film! Se non fossimo quello che siamo nel nostro mestiere, probabilmente sarebbe stato tutto molto più complicato. Che gioia poter far parte di un progetto dall’inizio alla fine, assumendosi la responsabilità di ogni aspetto, del nostro buon gusto come del nostro cattivo gusto!<br />
GILLES &#8211; Per noi questo progetto ha rappresentato una grande boccata di aria fresca. A volte capita che più sei conosciuto, più pretendono da te una serie di cose, più la morsa si stringe e più hai la sensazione di essere sempre meno libero. Rifare quello che hai già fatto è un errore. Equivale a scegliere un copione in funzione del suo potenziale successo, della fama che hai conseguito, senza voler correre dei rischi. È il modo migliore di annoiarsi e di diventare molto noiosi.</p>
<p><em>In quale momento avete deciso di ricorrere a registi diversi e come li avete scelti?</em><br />
JEAN &#8211; Fin dall’inizio del progetto, abbiamo deciso di non dirigere noi perché l’impegno sarebbe stato troppo oneroso. Abbiamo scelto i registi sia in base all’affinità sia in funzione del contributo che avrebbero potuto apportare alle storie. Non erano interscambiabili. Abbiamo proposto ad ognuno la storia che meglio corrispondeva al suo universo. Per «La bonne conscience», ho istintivamente pensato a Michel Hazanavicius. Sapevo che il suo senso dello sfasamento e la sua regia avrebbero aggiunto qualcosa di divertente e di significativo. Per il «Prologo», ci voleva qualcuno di vivace, incisivo, molto poliedrico, abile nel rendere un’intensità visiva e di scrittura, con una grande energia nel montaggio e nella scelta dei stacchi. Fred Cavayé era la persona ideale.<br />
GILLES &#8211; Emmanuelle Bercot ha una grande intelligenza e una grande sensibilità, basta vedere la sua collaborazione con Maïwenn in POLISSE. Era evidente che l’episodio «La question» era perfetto per lei. Nel caso di Eric Lartigau, tutto il suo lavoro, dalle commedie a L’HOMME QUI VOULAIT VIVRE SA VIE, indica una mentalità attenta al sociale e un approccio diretto che ci hanno attirato. La scelta di affidargli «Lolita» è stata quindi coerente. Conoscevo Alex Courtès da molto tempo e se non è ancora molto famoso come cineasta, le sue regie di video musicali sono note a livello internazionale. Il suo universo visivo molto forte si esprime in modo meraviglioso nelle piccole pillole che si alternano tra gli sketch prima di sfociare nell’incontro degli «Infedeli anonimi». Mettendo insieme dei talenti così variegati, il nostro intento era di offrire dei colori diversi al film.</p>
<p><em>Ognuno degli episodi mostra anche attori diversi in una veste inedita… Come li avete scelti?</em><br />
JEAN &#8211; Per alcuni, la scelta si è imposta da sola, come nel caso di Géraldine Nakache, Sandrine Kiberlain o Alexandra Lamy. Si sono calate nei loro personaggi in modo impressionante. Anche Guillaume Canet non poteva non far parte della nostra avventura e lo abbiamo utilizzato in contro-ruolo. Abbiamo scelto di lavorare con persone che stimiamo e quindi ci siamo rivolti, tra gli altri, a Manu Payet e Isabelle Nanty. Sono tutti grandi attori. Senza che noi avessimo dato loro alcuna indicazione, si sono presentati sul set con un’idea precisa dei loro personaggi. Per esempio è stato Guillaume a decidere di dotare il suo di quella pettinatura da rimbambito. Non abbiamo avuto bisogno di evidenziare alcunché né di spiegare il testo. La sola attrice che abbiamo scelto con un provino è stata Clara Ponsot che interpreta la ragazza di cui Gilles, nei panni dell’ortodontista, è innamorato nello sketch «Lolita».</p>
<p><em>Jean, in un episodio lei recita insieme a sua moglie, Alexandra Lamy. È stato strano interpretare una coppia che si confronta su un argomento del genere creando un gioco di specchi?</em><br />
JEAN &#8211; Alexandra e io sappiamo molto bene dove finisce la finzione. Non confondiamo mai la nostra vita privata e il nostro lavoro. Recitiamo una parte. Con Alexandra avevo già vissuto questo tipo di interpretazione e questo peraltro ci ha permesso di spingerci ancora più in là. Abbiamo ritrovato un po’ quello che avevamo vissuto in teatro con «Due sull’altalena».</p>
<p><em>Le riprese sono state particolari quanto la concezione e la scrittura del film?</em><br />
GILLES &#8211; Abbiamo girato i vari episodi uno dopo l’altro. Anche se uno dei due è più presente in alcuni film, Jean e io eravamo praticamente sempre insieme sul set, visto che ognuno faceva almeno un’apparizione nell’avventura dell’altro. Ciascun episodio costituisce una vera e propria storia a sé, il film non è una successione di gag. Anche se nessuno l’ha mai detto esplicitamente, ogni regista si preoccupava di quello che facevano gli altri e questa pressione è stata utile al progetto che è diventato un condensato di energia pura grazie alla volontà di ciascuno di fare del suo meglio, in un clima gioioso.<br />
JEAN &#8211; Già il semplice fatto di avere sette registi diversi era di per sé un po’ particolare, anche per la troupe. Ma è stato uno degli aspetti che ha reso il progetto così interessante. Ogni lunedì ripartivamo con un altro regista, in un altro luogo e in un altro ambiente, con personaggi diversi. Non ci annoiavamo mai!</p>
<p><em>Come siete arrivati a realizzare uno sketch?</em><br />
JEAN &#8211; Realizzando noi stessi l’episodio che conclude il film, abbiamo chiuso il cerchio. È stato l’ultimo che abbiamo girato. Abbiamo finito insieme e a Las Vegas!</p>
<p><em>Come avete diretto in due?</em><br />
GILLES &#8211; Sempre al servizio delle situazioni. Capitava di passare da una sequenza molto frammentata a un’inquadratura fissa che consentiva di ricreare un’atmosfera fin nella sua vacuità. Questo ha creato un contrasto e una sensazione che non si osa spesso proporre al cinema.<br />
JEAN &#8211; Contrariamente a Gilles, la regia per me è una novità. Abbiamo seguito il nostro istinto sul momento ed è stato fantastico perché ci assomigliamo molto. C’erano molte situazioni diverse da rendere e in un contesto folle come Las Vegas, questo legame è stato ancora più forte.</p>
<p><em>Sapete dire cosa rappresenta questo film per voi oggi?</em><br />
JEAN &#8211; GLI INFEDELI mi ha ricordato a che punto adoro proporre un progetto, fare squadra, coinvolgere le persone. Mi piace questo aspetto della “banda”. Ma non ho un desiderio particolare di darmi alla regia. Probabilmente questo film resterà uno dei grandi momenti della mia carriera, gioioso, libero, diverso, condiviso con amici che hanno talento. Ho molta voglia di ricominciare a recitare. Ho fatto commedie e film più seri e mi diverte alternare e mescolare i generi. Mi piace il fatto che vari gradi di umorismo e di genere funzionino bene insieme. Questo esercizio mi permette di proporre qualcosa di diverso, di non fossilizzarmi nel ruolo di THE ARTIST. Non voglio essere identificato con un unico personaggio e con un’immagine precisa, voglio sorprende sempre, a rischio di bruciarmi le ali. Non è un calcolo da parte mia, è la mia natura. Contrariamente a quanto credono alcuni, non ci aspetta nessuno da nessuna parte. Quindi il solo fatto che questo film esiste mi rende felice.<br />
GILLES &#8211; Ho la sensazione che GLI INFEDELI sia un po’ un condensato di tutto quello che è possibile per Jean e me. Realizzare insieme un lungometraggio con una tale dose di energia nella recitazione e di complicità è stato fantastico. Il film mi ha anche confermato la mia voglia di stare dietro alla macchina da presa. È stata un’esperienza molto forte in termini di incontri, di scambi, di lavoro, sia con i nostri colleghi attori, sia con gli altri registi. All’inizio avevo l’impressione che il progetto fosse percepito dagli altri come una sorta di capriccio di due ragazzi viziati, come se non ci rendessimo conto di quello che stavamo per fare, mentre noi ne avevamo un’idea molto precisa. Siamo stati fortunati a incontrare delle persone disposte a seguirci e a permetterci di andare fino in fondo. Grazie all’energia e all’impegno di tutti, il risultato va al di là delle nostre aspettative. Non mi dispiacerebbe fare un film con Jean ogni tre/quattro anni, una sorta di appuntamento fisso…</p>
<p><em>Dopo aver trattato l’infedeltà maschile, non è tentato di abbordare il tema dal punto di vista femminile, con delle donne?</em><br />
JEAN &#8211; Ci stiamo pensando e anche da quella prospettiva ci sarebbe molto da dire!</p>
<p><strong>Emmanuelle Bercot regista di «La Question»</strong></p>
<p><em>Come è entrata a far parte di questo progetto?</em><br />
Jean Dujardin mi ha contattata proponendomi la regia di un episodio che avrebbe interpretato insieme ad Alexandra Lamy. La prospettiva di girare con loro due per me era un sogno e quando ho letto la sceneggiatura mi sono entusiasmata. Metteva una coppia di fronte alla domanda pericolosa che tutti hanno voglia, o temono, di porsi. Senza aver letto le altre sceneggiature, i nomi dei vari registi davano già un’idea dell’ambizione del progetto e sono stata felicissima alla prospettiva di farne parte.</p>
<p><em>Come ha vissuto il fatto di essere la sola regista in questo film molto maschile?</em><br />
L’ho percepito come un privilegio, come quando nell’adolescenza una ragazza viene accettata in una compagnia di maschi! Ma in realtà è una differenza che non è mai stata evidenziata in modo esplicito, anche se credo che Jean ci tenesse che questo episodio fosse diretto da una donna.</p>
<p>Come ha affrontato questa regia?<br />
Di solito mi interessa più filmare le persone che raccontare una storia. Quando scrivo i miei film, utilizzo un vocabolario molto naturalista. Su questo progetto, la sceneggiatura molto scritta avrebbe potuto spaventarmi un po’, ma non ho avuto paura leggendola e mi sono resa conto della difficoltà solo sul set. Tutto il senso del lavoro era che Alexandra e Jean lo interpretassero in modo molto realista, pur rispettando i dialoghi così come erano scritti. Nicolas Bedos ha un’espressione che rende bene: «non si deve sentire l’odore della carta». La sfida era creare un’ambientazione che non fosse né teatrale, né distaccata, né stilizzata.<br />
<em><br />
Tutti sanno che Alexandra e Jean sono sposati. Cos’ha provato guardando questa coppia interpretare una situazione molto particolare?</em><br />
Alexandra e Jean sono innanzitutto due bravissimi attori. Vederli dar vita insieme a questa storia è effettivamente un gioco di specchi e non so se avrebbero avuto una tale intensità se avessero recitato con altri partner. Penso che sarebbero stati altrettanto credibili, ma il fatto che siano una vera coppia aggiunge una dimensione ulteriore. Per me, il fatto di dirigere due coniugi nella vita aumentava il grado di verità. Non l’ho mai chiesto loro, ma immagino che abbiano fatto entrambi molte riflessioni!</p>
<p><em>Ha scelto di filmarli molto da vicino. Come ha lavorato sullo stile delle riprese?</em><br />
Non li ho informati del fatto che avrei utilizzato dei primi piani così stretti. Volevo cogliere quella materia emotiva che emana dalla loro recitazione. È anche per questo che a volte ho tenuto alcune riprese delle prove. Il minimo fremito doveva essere percettibile, quindi non avevo altra scelta che tenere la macchina da presa molto vicina a loro e anche piuttosto fissa. Mi interessava arrivare al cuore della loro coppia di attori virtuosi. Hanno moltissima tecnica e sono abituati a recitare insieme e la mia idea era di farli uscire da questa loro padronanza senza che se ne rendessero conto. Nella scena della cucina in particolare, Alexandra è estremamente acuta: vediamo veramente il suo viso disfarsi sullo schermo. Penso che non abbia del tutto padroneggiato questa sequenza e tanto meglio! Peraltro Jean mi ha detto che, in alcuni momenti di quella scena, ha visto una Alexandra che non conosceva, il che significa che si è lasciata sfuggire qualcosa che io volevo assolutamente cogliere. Anche nel caso di Jean sapevo cosa volevo catturare: desideravo andare a cercare l’emozione oltre l’aspetto ludico di quel brillante scontro verbale.</p>
<p><em>Come ha lavorato con loro?</em><br />
Essendo l’ideatore del progetto, Jean aveva una visione molto precisa di quello che voleva e questo episodio gli stava veramente a cuore. Mi lasciava una grande libertà, ma interveniva in modo molto intelligente sulla lavorazione. Jean si prepara e riflette moltissimo. Io sono soltanto un’istintiva. All’inizio ero un po’ travolta dalla sua capacità di fare proposte e osservazioni dopo averle meditate, ma ci siamo incontrati e abbiamo realizzato questo film in perfetto accordo. Il fatto di avere pochi giorni a disposizione per le riprese cambia inevitabilmente il ritmo. Nel momento in cui cominci a capirti e a familiarizzare, le riprese sono già finite. Ma considero un regalo l’aver potuto lavorare con Jean, Alexandra e Gilles.</p>
<p><em>In cosa l’hanno sorpresa?</em><br />
Non sono abituata a lavorare con attori così propositivi. In genere, do indicazioni molto precise sugli spostamenti e i movimenti e in questo caso mi sono subito resa conto che tutto quello che loro facevano in modo naturale non era assolutamente in linea con quello che avevo previsto. Ma, invece di cercare di riportarli verso di me, mi sono sforzata di andare io verso di loro, laddove coglievano meglio la situazione. Hanno un loro modo di sottoporre il testo alla prova del corpo. Se qualcosa negli spostamenti, nei movimenti o nella postura impedisce loro di calarsi nella recitazione, di esprimere con autenticità il testo, nel caso specifico di essere l’uno con l’altra, ritengono che qualcosa nella messa in scena non funzioni e hanno ragione. Riflettono sempre molto sul significato di una scena. Le loro proposte erano spesso molto valide e quindi ho cercato di dirigerli in modo tale da valorizzare quello che davano. Gli attori e il regista hanno bisogno di trovarsi. Non appena ci siamo capiti, sono riuscita a ottenere risultati sempre maggiori. Mi ha sorpresa anche la loro inesauribile energia e il loro investimento nel lavoro. Sono molto presenti e si dedicano anima e corpo a quello che fanno. È davvero impressionante e io non c’ero abituata. Il mio episodio è l’unico a offrire uno spaccato della prospettiva femminile. Per questo ci tenevo assolutamente ad aprirlo con un primo piano di Alexandra e a far sì che la sua bellezza si irradiasse durante tutto il film. La trovo magnifica e mi piace che il pubblico la scopra diversa da come la conosce. Il cinema è anche il piacere di filmare delle belle persone e loro due formano una coppia cinematografica che io trovo super sexy!</p>
<p><em>Cos’ha pensato del film nel suo insieme?</em><br />
Ho riso molto, certe scene mi hanno fatto arrossire, altre mi hanno commossa. Ho trovato tutto l’insieme straordinariamente vivace e originale e mi ha colpito molto la sensazione che non sia una serie di episodi, ma un solo e unico film, malgrado ogni sketch sia molto originale e rispecchi l’universo di ciascun regista.</p>
<p><em>Cosa le ha dato questa esperienza?</em><br />
L’incontro con Alexandra, Gilles e, naturalmente, Jean mi ha insegnato moltissimo. Per la prima volta, non ho scritto io la sceneggiatura. Per la prima volta, ho girato con delle star e non è una cosa da poco. Per la prima volta, ho lavorato con un attore che è al tempo stesso produttore, combinazione rara e molto complessa. Se la mia inclinazione naturale è di lasciarmi guidare dall’istinto, qui ho imparato a riflettere di più. È stata un’esperienza umana e professionale abbastanza straordinaria, malgrado sia stata molto impegnativa, molto densa e io ne sia uscita centrifugata!</p>
<p><a href="http://www.cineblog.it/galleria/gli-infedeli-foto-e-locandina/5"><img src="http://static.blogo.it/cineblog/gli-infedeli-foto-e-locandina/thn_04GliInfedeliJeanDujardinaccantoaGillesLellouche.jpg" alt="04 Gli Infedeli - Jean-Dujardin accanto a Gilles Lellouche" width="130" height="85" /></a> <a href="http://www.cineblog.it/galleria/gli-infedeli-foto-e-locandina/6"><img src="http://static.blogo.it/cineblog/gli-infedeli-foto-e-locandina/thn_05GliInfedeliGillesLelloucheePriscilladeLaforcade.jpg" alt="05 Gli Infedeli - Gilles Lellouche e Priscilla de Laforcade" width="130" height="87" /></a> <a href="http://www.cineblog.it/galleria/gli-infedeli-foto-e-locandina/7"><img src="http://static.blogo.it/cineblog/gli-infedeli-foto-e-locandina/thn_06GliInfedeliJeanDujardineGuillaumeCanet.jpg" alt="06 Gli Infedeli - Jean-Dujardin e Guillaume Canet" width="130" height="85" /></a> <a href="http://www.cineblog.it/galleria/gli-infedeli-foto-e-locandina/8"><img src="http://static.blogo.it/cineblog/gli-infedeli-foto-e-locandina/thn_07GliInfedeliSandrineKiberlaindirigetuttigliinfedeli.jpg" alt="07 Gli Infedeli -Sandrine Kiberlain dirige tutti gli infedeli" width="130" height="87" /></a></p>
<p><strong>Fred Cavayé regista del «Prologo»</strong></p>
<p><em>Cos’ha pensato del progetto quando l’ha scoperto?</em><br />
Il punto di partenza è al tempo stesso artistico e amichevole. Jean e Gilles hanno messo insieme un gruppo di persone che apprezzano per fare quello che amano. Già questo è allettante! Quando Gilles mi ha contattato, lui e Jean cercavano qualcuno capace di fare un film ritmato, molto vicino ai personaggi, quindi consono a me. Il mio episodio apre il film e corrisponde all’episodio che Jean e Gilles hanno realizzato a Las Vegas, collocato più avanti. Poiché si tratta degli stessi personaggi, avrei dovuto leggere tutta la sceneggiatura per assicurare una coerenza al ritratto psicologico. Invece ho letto solo il mio segmento e il loro, per preservare il mio piacere di spettatore nello scoprire gli episodi realizzati dagli altri registi. Il risultato è che quando ho visto il film concluso, sono rimasto sorpreso, sbalordito e commosso. Si passa dal riso all’emozione in una specie di patchwork molto efficace che esplora numerose sfaccettature. Senza usare giri di parole, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla ricchezza dei temi e dalla qualità del loro trattamento. È al tempo stesso un unico film e un insieme di film diversi.</p>
<p><em>Come ha affrontato questa regia?</em><br />
Andare nella direzione di una storia che non avevo scritto io è stato un vero e proprio esercizio di stile al quale non mi ero mai dedicato. Ho cercato di dare un ritmo alle loro idee, facendo ricorso in particolare alle ellissi come non le avevo mai utilizzate prima. Il mio montatore, Benjamin Weill, ha montato la prima scena come si montano di solito i film d’azione. Il prologo parte in quarta sui tre personaggi nell’appartamento e poi segue i due amici che parlano. Le battute si rispondono, a volte in ambienti diversi, in giro in bici, in un bistrò, per strada, nella notte. I loro discorsi costituiscono il filo conduttore al di là di ogni continuità temporale e ci portano velocemente fino alle ore piccole. Come per ogni film, l’approccio alla regia si basava su uno scambio, ma qui il procedimento era più collegiale rispetto a un film di impianto classico e questo spirito è prevalso anche sul set. Ero presente in veste di regista, portando delle idee, con la voglia di contribuire a questo progetto atipico, come tutta la troupe.</p>
<p><em>Come si sono svolte le riprese?</em><br />
Per sette giorni ho girato con un cast che mi era stato imposto, per mia enorme fortuna! Conoscevo il modo di recitare di Gilles, ma non quello di Jean, né quello di Géraldine Nakache e sono state due grandi scoperte. Jean dà prova di avere un’impressionante forza comica. La sua capacità propositiva è immensa. Su una sceneggiatura molto scritta, non smette di estrarre delle piccole pepite di recitazione che la arricchiscono ancora di più. Non è un caso se è arrivato dove è oggi! Malgrado sia stata eliminata al montaggio, voglio comunque parlare di una scena molto indicativa delle sue capacità: Gilles e lui sono in un ascensore e il testo è molto lungo, talmente lungo che mentre giriamo, io penso che stanno scendendo almeno cinquanta piani! È il primo ciak. Finiscono di recitare il testo, Jean fa una pausa e si gira verso Gilles esclamando: « Merda, credo di non aver schiacciato» e preme il bottone. Mentre recitava, si era reso conto anche lui del problema e aveva inventato una soluzione che si integrava brillantemente nel dialogo. Questo aneddoto simboleggia alla perfezione tutta la sua intelligenza.</p>
<p><em>E Géraldine Nakache?</em><br />
Il primo giorno delle riprese abbiamo iniziato girando la sequenza nell’appartamento in cui lei si arrabbia con i due amici. È la scena di apertura del film, il nucleo del soggetto. Sono in due contro una e lei tiene loro testa, respingendo la palla con una potenza che incute rispetto, pur facendoci ridere. Per me, un bravo attore deve essere sincero in tutte le situazioni. Géraldine può interpretare qualunque parte. Dà il massimo in tutte le riprese ed è giusta ogni volta. Mi ha sconvolto, l’ho trovata straordinaria. Sono un suo grande fan!</p>
<p><em>Cos’ha scoperto su Gilles Lellouche?</em><br />
Non l’avevo scelto per À BOUT PORTANT per un caso. Come Géraldine e Jean, Gilles è un bravo attore perché quando recita non si vede che sta recitando. È credibile in tutto quello che fa. Che si tratti di un dramma o di una commedia, ha la stessa intensità di recitazione.</p>
<p><em>Cosa ne pensa del tema dell’infedeltà?</em><br />
A rischio di passare per un ingenuo, trovo che l’infedeltà non sia una bella cosa! E magari mi sbaglio, ma credo anche che sia un fenomeno prevalentemente maschile. Le donne sono spesso più integre e meno vigliacche di noi e tendo a pensare che preferiscano lasciare più che tradire. Del resto, il film funziona bene perché gli infedeli sono degli uomini che vengono derisi. I due «eroi» sono due cretini patentati!<br />
Per me, che ho una compagna di cui sono innamorato, fare un film sull’infedeltà è stato una finzione totale. Tra i 20 e i 43 anni, sono stato più single che accoppiato e sono intimamente persuaso che una coppia non possa durare nell’infedeltà e nella menzogna. Sono troppo inflessibile per giocare a quel gioco. Se dovessi essere infedele, avrei l’impressione di tradirmi a ogni parola.</p>
<p><em>Cosa rappresenta questo film per lei?</em><br />
Un’esperienza! Fare una commedia è stato interessante per me che non ne avevo mai fatte. Malgrado avessi già realizzato tre cortometraggi, queste riprese sono state un po’ frustranti: sarei rimasto con questi attori più a lungo. È stato davvero speciale. Sarà il solo momento della mia carriera in cui mi sono sentito dire «Fine delle riprese per Fred Cavayé». È stato piuttosto surreale! Di solito, si dice «Fine delle riprese» per gli attori, ma non per il regista che se ne va per ultimo, come il comandante di una nave. Tutta la troupe mi ha organizzato un brindisi di saluto. Io me ne andavo e loro restavano. Poiché sono stato il primo a girare, hanno tutti preso i riferimenti contemporaneamente a me, ma per loro era solo l’inizio. Poiché ho aperto le danze, probabilmente ho avuto la fortuna di beneficiare di una maggiore preparazione rispetto a chi è venuto dopo. Per gli altri credo che sia stato più complicato, ma la troupe era fantastica, siamo andati molto d’accordo.</p>
<p><em>Ha imparato qualcosa sul suo mestiere, sui suoi desideri?</em><br />
Si impara sempre qualcosa. La scoperta della commedia mi ha appassionato. È un genere che già come spettatore mi ha sempre attirato moltissimo. Il regista ha spesso la fortuna di essere il primo spettatore del film e quando è recitato nel modo in cui è recitato il Prologo, è nella posizione migliore. Spesso i miei film hanno pochi dialoghi perché i personaggi sono nell’immediatezza. A mio parere, il cinema è essenzialmente immagine e, per fare un paragone con Jean, THE ARTIST è l’essenza del cinema. Gli attori spesso dicono che il testo è una stampella. Quando un attore urta qualcosa, può dire «Che male!», può gridare «Ahia!», oppure può recitare. È meglio quando recita. Questo film mi ha quindi dato uno scorcio di commedia. Jean ha vinto il premio per la miglior interpretazione per THE ARTIST a Cannes durante le nostre riprese. L’indomani è tornato sul set e tutti lo hanno applaudito. Sono momenti unici. È stato un piacere. Il film è atipico e offre al pubblico qualcosa di vario, di libero e di sincero, lontano dal “politicamente corretto”. E credo che la gente abbia bisogno di questo.</p>
<p><a href="http://www.cineblog.it/galleria/gli-infedeli-foto-e-locandina/9"><img src="http://static.blogo.it/cineblog/gli-infedeli-foto-e-locandina/thn_08GliInfedelilocandina.jpg" alt="08 Gli Infedeli - locandina" width="90" height="130" /></a></p>
<p><strong>Alexandre Courtès regista delle pillole e di «Infedeli anonimi»</strong></p>
<p><em>Come è entrato a far parte di questo progetto?</em><br />
Sono amico di Gilles Lellouche con cui condivido l’agente che ha visto THE INCIDENT, l’horror che avevo appena finito di girare e che uscirà sul grande schermo nel marzo 2012. Le è piaciuto e ha parlato di me ai produttori!<br />
I film comici fanno molto parte della mia cultura ed ero anche felice di girare con il mio amico Gilles. Sono rimasto affascinato sia dalla squadra che via via è stata messa insieme, composta da persone mosse a lanciarsi nel progetto solo da buone intenzioni, sia dal soggetto stesso del film. Non essendo sposato, non sono direttamente coinvolto dal tema del mio episodio, «Infedeli anonimi», ma mi piace molto l’idea e penso che il tema non lasci nessuno indifferente. La sceneggiatura nel suo insieme mi ha fatto molto ridere, la trovo veramente rinfrescante rispetto a tanti argomenti convenzionali che possono essere proposti al cinema. Mi piace anche il fatto che il film sia composto di diversi episodi e che assomigli nel tono a film che non avevano timore di essere stridenti, come I MOSTRI dI Dino Risi.<br />
<em><br />
Anche se è relativamente nuovo nell’universo del cinema, è già un grande professionista dell’immagine…</em><br />
Effettivamente giro videoclip da dieci anni. Ho lavorato, tra gli altri, con i Daft Punk, gli U2, gli Air, Jamiroquai e i White Stripes e in genere faccio cose abbastanza grafiche. Ho anche realizzato alcune pubblicità. Invece, non avevo mai fatto cortometraggi cinematografici e quindi per me questo progetto è stato un po’ un esercizio di stile. Fortunatamente, avevo appena ultimato le riprese del mio lungometraggio ed ero preparato. Ho realizzato le pillole di un minuto che costellano il film e che presentano i personaggi infedeli che ritroviamo in seguito tutti insieme nel mio segmento, «Infedeli anonimi».</p>
<p><em>Si è ritrovato a dirigere attori famosi…</em><br />
Anche se lavoro molto con l’Inghilterra e gli Stati Uniti e quindi ho spesso a che fare con divi anglosassoni, è la prima volta che giro con attori francesi. I quattro ruoli maschili principali erano già assegnati e l’opportunità di lavorare con Jean, Gilles, Guillaume e Manu mi ha insegnato tantissimo. Sono dei pezzi grossi! Lavorare con Sandrine Kiberlain per la riunione finale ha rappresentato un’altra scoperta. Sola in mezzo a uomini abbastanza chiusi, secondo me è straordinaria. Recita su un registro in cui abitualmente non la vediamo ed è impressionante. Ha avuto anche l’enorme merito di restare seria…</p>
<p><em>Gli Infedeli è un progetto promosso da una coppia di attori, due artisti che sono quindi ai comandi. È raro, ma è anche un po’ quello che succede con i videoclip…</em><br />
Sono abituato a lavorare nella scia di artisti capaci di imporre il loro punto di vista. Avendo collaborato con gli U2, ho imparato a riuscire a gestire le tensioni, che peraltro sono state minori nel clima amichevole della lavorazione di questo film. Per la prima volta ho girato un film in cui dodici persone erano riunite un po’ come per un banchetto. Le mie riprese sono durate quattro giorni, due per le pillole e due per la sequenza lunga. Non c’era tempo da perdere! Fortunatamente gli attori erano molto dotati e molto professionali, visto che avevano un grande lavoro da fare. Sandrine aveva il testo più lungo e di fronte a lei c’erano tutte le reazioni dei suoi «pazienti»…</p>
<p><em>Cos’ha pensato vedendoli recitare tutti?</em><br />
Sono tutti dei gran lavoratori, ma poiché le riprese duravano solo due giorni, non abbiamo potuto provare e abbiamo girato senza rete, costruendo pezzo a pezzo. Manu ha interrotto un altro set per venire a lavorare con noi e ha quindi dovuto adattarsi a una nuova famiglia. Sandrine era perfettamente a suo agio. Era il progetto di Jean e Gilles e loro si comportavano come i fratelli maggiori del gruppo. Abbiamo lavorato per dosare in modo equilibrato e umoristico i vari ruoli e alla fine ogni personaggio ha un suo peso.</p>
<p><em>Cosa le ha insegnato questa esperienza sul suo mestiere?</em><br />
Il registro della commedia era una novità per me. Devo ammettere che per un esordio ho avuto molta fortuna, sia per il livello della sceneggiatura sia per gli interpreti di cui disponevo. Tanto in termini di direzione degli attori quanto in termini di messa in scena, il progetto era estremamente denso. Il ritmo non era quello di un lungometraggio classico, ma sono abituato a dirigere in un’atmosfera carica di energia e lo trovo piuttosto stimolante. Non so se avrò un tale lusso sul piano umano e di scrittura in eventuali progetti futuri, ma questo film mi ha fatto venir voglia di ricominciare.</p>
<p><em>Cos’ha pensato del film completo quando lo ha scoperto?</em><br />
Sono stato felice di constatare che ne suo insieme il film assomiglia abbastanza a Gilles e Jean. Conosco bene Gilles, ma ho scoperto Jean. Ho ritrovato tutte le sfumature che ha voluto mettere sia nella recitazione sia nel progetto: l’aspetto dolceamaro, senza caricature, un desiderio di profondità. Trovo anche che, benché Jean e Gilles siano i promotori del progetto e siano stati coinvolti in tutte le fasi, i vari registi non si sono diluiti nell’insieme. Sono riconoscibili i diversi stili di regia e i toni differenti e questo dà un respiro davvero ampio al film senza minimamente privarlo della sua coerenza.</p>
<p><em>Le resta un ricordo particolare?</em><br />
Le riprese sono state talmente veloci e intense che mi sembra che siano durate molto più a lungo di quanto effettivamente non siano state. Fin dalle prime inquadrature, dove ho dovuto prendere i miei riferimenti, alla scoperta della recitazione degli attori, passando per il rompicapo degli innumerevoli raccordi con la segretaria di edizione, tutto è stato molto intenso.<br />
Sono rimasto impressionato nel vedere il modo in cui Jean padroneggia la sua recitazione e la macchina da presa. Non dimenticherò le risate a crepapelle con Gilles e con Guillaume per le scene del cane. Con Manu non ci conoscevamo e abbiamo iniziato girando la scena in cui lui frusta una donna anziana nel suo garage. È stato piuttosto singolare come approccio alla materia, ma quell’umorismo nero, graffiante, ci calzava perfettamente…</p>
<p><strong>Michel Hazanavicius regista di «La Bonne Conscience»</strong></p>
<p><em>Quando ha sentito parlare del progetto per la prima volta?</em><br />
Jean me ne aveva parlato mentre stavo scrivendo THE ARTIST. Credo fosse un progetto che aveva già da molto tempo. Dopo gli ultimi film che interpretato, che erano piuttosto seri, penso avesse molta voglia di fare una commedia e mi ha subito proposto di dirigerne una parte.</p>
<p><em>Cosa ha pensato della sua idea?</em><br />
Molte persone paragonano Jean a Belmondo, ma io ho sempre sostenuto che trovo in lui un aspetto alla Vittorio Gassman. Inoltre il progetto aveva qualcosa delle commedie italiane un po’ crudeli degli anni ‘60-’70, anche nella forma del film a episodi. Io non ho idee preconcette: per me conta la sceneggiatura, a prescindere dalla struttura di un film. Se il copione è buono, il film piacerà. Non esistono divieti, tranne quello di agire con cinismo in qualunque cosa. Nel caso specifico, essendo un grande amante della commedia all’italiana che ho appena citato, non ho avuto alcuna esitazione.</p>
<p><em>Qual è la sua opinione sull’infedeltà?</em><br />
Per contro, avevo qualche dubbio sul tema e l’ho detto fin dall’inizio. Non mi hanno dato retta e di sicuro hanno fatto bene. Ma non è un argomento verso il quale sarei andato spontaneamente. Sento che non mi appartiene: esco di rado, ho quattro figli e sono innamorato di mia moglie. Del resto, mi è stato affidato il film che ritrae un perdente che non è capace di tradire sua moglie e mi è andato benissimo! In ogni caso, la mia opinione sull’infedeltà non mi impedisce di amare il mio lavoro.</p>
<p><em>Forse l’ha attratta il carattere atipico del progetto?</em><br />
È possibile, anche se non ricerco a tutti i costi questo aspetto. Scelgo di fare le cose in cui credo e di cui ho voglia. Si tratta di un film che non ho ideato io e mi ha interessato lavorare su un formato piuttosto corto e far parte di un progetto collettivo. E poi c’era il fatto che me l’ha chiesto Jean. Mi ha proposto «La bonne conscience» dicendomi che erano tutti d’accordo che fosse l’episodio adatto a me. Non ho nemmeno discusso, mi sono sentito perfettamente a mio agio!</p>
<p><em>Qual è stato il suo contributo a questa storia?</em><br />
Ho bisogno di una struttura per capire quello che faccio e affinché i dettagli si iscrivano in un movimento che arriva a superarli. Ho quindi sviluppato alcuni dialoghi, certe situazioni, determinati personaggi… Ma si tratta di un semplice adattamento. Quello che conta, a mio giudizio, è il quadro d’insieme, il primo movimento, il personaggio che è nella scena.</p>
<p><em>Ci parli dei suoi interpreti…</em><br />
È il quarto film che realizzo con Jean. Credo di poter affermare che tra noi c’è un’autentica complicità. Si fida di me e ci piace lavorare insieme. Posso chiedergli di chinarsi mentre è completamente nudo e di allargare le natiche davanti alla macchina da presa e lui è pronto a farlo. Per un attore della sua statura, è difficile dare una dimostrazione di fiducia più grande nei gusti di un regista.<br />
Gilles è un attore che adoro, con il quale sono stato molto felice di lavorare. Continua a migliorare e a crescere. Ha realmente acquisito sicurezza e autorevolezza come attore.<br />
La scelta degli attori è stata fatta con grande intelligenza. Io ho operato alcune scelte e, in ogni caso, ne ho discusso con Jean che è il produttore e il co-autore. Non si è trattato di stabilire se lui avesse o meno la priorità nella scelta: ho cercato di fare in modo che si sentisse bene ed è in questo stato d’animo che ha recitato con Isabelle Nanty, Charles Gérard, Lionel Abelanski e Nathalie Levy-Lang, che interpreta sua moglie. Sono tutti attori che adoro. Isabelle Nanty è un’attrice straordinaria con cui sono stato contentissimo di lavorare.</p>
<p><em>Lei si è cimentato in tutti i formati cinematografici. Qual è la particolarità di lavorare su un film così corto?</em><br />
Il mio sketch dura circa 22 minuti, una durata non lontana da quella di un episodio di una serie televisiva. Potrebbe persino essere un episodio pilota con personaggi di grande umanità a cui il pubblico deve affezionarsi. Bisogna trovare un equilibrio. Uno spot pubblicitario è più semplice: è uno schiaffo, una toccata e fuga. E in trenta secondi c’è una situazione, una battuta, a volte un’altra, l’epilogo e hop, è finito! È velocissimo. Avevo già fatto dei cortometraggi, ma era da molto tempo che non sperimentavo un formato corto. È bello!</p>
<p><em>Ha riscoperto dei “riflessi” in questo esercizio un po’ particolare?</em><br />
Abbiamo girato in un unico ambiente, un albergo che abbiamo quasi trasformato in un monolocale. E poi avevo una buona troupe, quasi identica a quella di OSS 117 con la segretaria di edizione, Isabel Ribis, il primo aiuto regista, James Canal, e il direttore della fotografia, Guillaume Schiffman. Mi sono mosso su un terreno che conosco molto bene.</p>
<p><em>Come ha affrontato la sua regia?</em><br />
Di solito, un regista si occupa di tutta la preparazione del film e i collaboratori si inseriscono nel suo flusso di energia: attori e tecnici si uniscono a lui pian piano e lui elargisce un po’ a tutti. In questo caso, è stato un po’ diverso perché c’erano sette registi. Il ruolo del regista comporta il fatto che imponga qualcosa. Se non lo fa, non fa il suo mestiere. Ma allo stesso tempo, a livello concreto, nella cronologia della costruzione di questo film particolare, io sono arrivato quarto e la troupe era già lanciata, aveva già filmato un sacco di personaggi molto variopinti. Il mio compito è stato dunque quello di essere molto più pacato, perché vedevo così il mio film, con un ritmo più lento… È un punto di vista di cui ho dovuto convincere tutti, fino al montatore, visto che c’era una costante ricerca di energia e di ritmo. È naturale che sia stato complicato per loro. Ma hanno avuto fiducia in me e mi hanno permesso di far durare le inquadrature come le sentivo io. Ho affrontato il mio episodio dicendomi che in fondo il protagonista è un infedele che non tradisce sua moglie. Quindi non succede un gran che e ho lavorato attorno a questa nozione di «nulla», di vuoto, operazione piuttosto complessa, dal momento che è necessario dare delle indicazioni sulla noia, la non-azione e il vuoto in un ritmo di commedia, e piuttosto rischiosa, ma spero che funzioni. In quest’ottica, il montaggio ha un’importanza capitale, perché è in quella sede che si impone il ritmo e nella fattispecie il ritmo falsato.</p>
<p><em>Cosa conserverà di questa esperienza?</em><br />
Un’avventura gioiosa e leggera. Sono contento del film, mi piace il suo spirito. E poi, è un nuovo capitolo del mio lavoro con Jean, e questo è molto piacevole.</p>
<p><strong>Eric Lartigau regista di «Lolita»</strong></p>
<p><em>Come ha reagito quando le hanno proposto il progetto?</em><br />
Mi sono entusiasmato e preoccupato. Entusiasmato per l’ambizione del progetto, per le persone che me lo proponevano e per il modo in cui si sarebbe realizzato. Preoccupato per la prospettiva da cui sarebbero state proposte le storie, la paura che ne uscisse un film misogino. Sono stato chiamato a dirigere il segmento «Lolita» che offre uno sguardo abbastanza duro sui quarantenni e sulle giovani spensierate che si prendono gioco di tutti. Questa storia mi tentava perché, per me, l’aspetto interessante del cinema è la possibilità di lavorare sugli attori, sulla materia umana, di vedere come reagiscono le persone in determinate situazioni e la sceneggiatura che mi era destinata consentiva tutto questo. Ma volevo sapere in quale avventura stavo per imbarcarmi e ho chiesto di leggere i copioni degli altri episodi per vederne l’atmosfera. Ci sono molti modi di trattare l’infedeltà… Se non mi fossero piaciute le altre sceneggiature, se non avessi riscontrato una coerenza, un interesse autentico, non avrei accettato l’incarico. Mi sono reso conto che il film proponeva una cosa ben diversa dall’umorismo giovanilistico e poneva delle vere domande, senza tuttavia impartire lezioni. Lo spettatore è un semplice testimone che osserva questi ragazzi che devono destreggiarsi tra desideri e pulsioni, da punti di vista ogni volta diversi. In fondo è questa la forza del film.</p>
<p><em>In questo contesto, come ha caratterizzato la sceneggiatura che le è stata destinata?</em><br />
La storia illustra una situazione, un incontro che può capitare a chiunque. Chi può giurare che non perderà la testa per una ragazza? Chi può essere sicuro che in seguito non si troverà disarmato davanti a lei? Il personaggio dell’ortodontista interpretato da Gilles sembra avere tutto quello che un uomo possa desiderare: una bella moglie, dei figli in gamba, una situazione confortevole… Eppure esce dai binari. È un personaggio estremamente toccante che è impossibile giudicare. Ognuno di noi può trovarsi nella sua situazione. L’intento del film non è quello di dare lezioni, ma, ancora una volta, questa diversità di linguaggio rispetto alla situazione dell’infedeltà è al tempo stesso, toccante, sorprendente, coinvolgente. Mi piaceva la fragilità del protagonista e il suo modo paradossale di vivere quest’esperienza, poiché sentiamo che, malgrado tutto, è profondamente innamorato di sua moglie.</p>
<p><em>Il formato corto le avrà sicuramente ricordato diverse cose…</em><br />
Per Canal +, avevo realizzato numerose fiction brevi e anche vari episodi di serie televisive, come «H» e «Les Guérins», da 22 a 26 minuti, nei quali lo svolgimento della trama proseguiva o aveva dei rimandi nei diversi episodi. Per «Les Guignols», la durata era da tre a quattro minuti. Adoro questo formato perché mobilita tutte le energie e l’ho ritrovato ne GLI INFEDELI dal momento che c’era la necessità di raccontare una storia dall’inizio alla fine in un lasso di tempo piuttosto breve. Tutti i registi erano immersi in questa stessa dinamica.</p>
<p><em>Non ha partecipato alla fase iniziale del progetto. In che modo questo ha cambiato il suo approccio?</em><br />
Ha stuzzicato il mio interesse. Anche se non hanno diretto, Jean e Gilles erano l’anima del progetto. Ogni regista si è trovato ad affrontare un film non suo. Nessuno di noi aveva scritto la sceneggiatura e Gilles e Jean erano i protagonisti di ciascun episodio. È stato necessario entrare nella loro storia cercando di contribuire con il proprio stile. Anche se erano aperti alle nostre proposte, avevano una visione molto forte. Nel mio sketch, Gilles è il protagonista e Jean fa delle apparizioni. Il vantaggio è stato la fiducia che hanno mostrato a tutti, lasciandoci fare, e questa è stata una cosa molto piacevole che ci ha responsabilizzati parecchio. Paradossalmente, la pressione è stata meno forte in fase di preparazione rispetto a quando si prepara un proprio film, ma è tornata sul set e alla fine delle riprese. Registi, produttori, troupe, attori hanno fatto parte di una squadra e si sono sostenuti a vicenda. Formavamo una cosa sola e ognuno di noi desiderava raggiungere lo stesso obiettivo ambizioso in uno slancio condiviso.<br />
Alla fine delle riprese ho parlato con gli altri registi. Per noi tutti, essere completamente al di fuori di un progetto ed essere al tempo stesso completamente coinvolti ha rappresentato un’esperienza molto interessante.</p>
<p><em>Sapeva che Gilles avrebbe interpretato il protagonista, ma come avete scelto l’attrice che incarna la ragazza di cui si innamora?</em><br />
La scelta dell’attrice era determinante per il tono della storia e l’ho operata insieme a Jean e Gilles. Ci siamo detti che se per il ruolo di Lolita avessimo scelto una ragazza veramente affascinante, una bomba di seduzione, la situazione sarebbe potuta diventare esplosiva in qualsiasi momento.<br />
Preferivo un tipo così a una specie di bambolina molto carina, ma vuota e inespressiva. Clara Ponsot è davvero bella e molto spiazzante ed è in grado di emanare una grande carica. Appena è entrata nella sala dei provini ho capito subito che Lolita era lei, per quanto sciocco possa sembrare. Il suo spessore aggiunge una dimensione supplementare alle intenzioni: al di là dell’adulterio, contribuisce con un sentimento, un turbamento.</p>
<p><em>Come ha lavorato con Gilles e Clara?</em><br />
Ovviamente Gilles aveva un’idea del suo personaggio, ma da straordinario attore quale è, ha saputo affidarsi. Abbiamo parlato, affinato il testo e sulla base della sceneggiatura, che era molto precisa, ho potuto dare il mio contributo al personaggio e alla sua evoluzione. Mi interessava l’umanità del personaggio di Gilles. Anche l’energia della ragazza di cui si innamora era molto importante: se non si percepisce quello che la rende particolare e affascinante, non si capisce perché un uomo come quello che interpreta Gilles si trovi in quella situazione impossibile. Mi è piaciuto che quella specie di ritmo che avevo in mente sia stato a tratti scosso da Clara e Gilles, dal loro modo di ascoltarsi e rispondersi. Tutto questo ha amplificato il senso.</p>
<p>Come definirebbe il tono del suo film?<br />
Il mio segmento di sicuro non è il più divertente e ha addirittura momenti piuttosto seri, come quando Gilles aspetta Clara nella sua auto e la vede uscire dalla discoteca. Questa ricchezza di toni è uno dei punti di forza del progetto. Ha delle cose molto divertenti e altre decisamente più cupe. In ogni caso, considerando la situazione, il mio protagonista può uscirne soltanto sulle note della commedia. Davanti a quella giovane donna è penoso. È questo aspetto umano che mi ha sempre interessato e che mi interesserà sempre: le fragilità di ciascuno di noi.</p>
<p><em>Cos’ha pensato del film Gli Infedeli quando lo ha scoperto nella sua totalità?</em><br />
Sono rimasto molto colpito dal modo in cui ogni regista si è impadronito delle idee di Jean e Gilles. Il lavoro di ognuno è particolare e tuttavia c’è una coerenza di fondo. È stato molto eccitante scoprire il film che conoscevo solo sulla carta. Questa sorta di omogeneità, malgrado le storie basate sullo stesso tema siano molto diverse tra loro, è davvero curiosa. Si incrocia una galleria di personaggi eclettici. Il film si basa su molte emozioni diverse, su vari stili, al servizio di un soggetto che non lascia indifferente nessuno.<br />
La forza del film risiede nella sua diversità, nell’energia che sprigiona da esso. Associamo momenti in cui ci pieghiamo in due dal ridere ad altri in cui ci poniamo degli interrogativi osservando le spaccature all’interno delle coppie. Il film va dal realismo all’assurdo, con il coraggio di andare fino in fondo. Vedendolo, mi sono sentito felice come un bambino, arrivando persino a dimenticare che ne avevo realizzato io un pezzo da quanto mi sono lasciato coinvolgere dalla sua totalità. Rivedendolo in seguito, ho scoperto altre battute, altri dettagli, che mi erano sfuggiti la prima volta perché ridevo troppo.</p>
<p><em>È in grado di capire cosa rappresenta per lei questa esperienza nel suo percorso personale?</em><br />
Questa settimana di riprese è stata un’esperienza appassionante, dal punto di vista professionale e umano. Ho finalmente avuto occasione di lavorare con Guillaume Schiffman, il direttore della fotografia, con cui peraltro sono amico da molto tempo. Ho scoperto Jean, la sua finezza e le sue osservazioni sempre molto pertinenti. Veder funzionare il tandem che forma con Gilles è davvero bello. Anche lavorare con Gilles era un desiderio che avevo da tempo e sono stato felice di ritrovarlo su un set.</p>
<p>(da cineblog.it)</p>
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		<title>To Rome with Love</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 17:58:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima Visione Dessé]]></category>
		<category><![CDATA[prossimamente]]></category>

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		<description><![CDATA[Trama Liberamente ispirato al &#8220;Decameron&#8221;, il capolavoro di Giovanni Boccaccio del 1350. In uno degli episodi Allen interpreta un uomo che in viaggio a Roma con la moglie conoscerà l&#8217;uomo che sta per sposare la figlia. In un altro episodio Roberto Benigni veste i panni di Leopoldo, un tranquillo impiegato che viene scambiato per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="label">
<h3>Trama</h3>
</div>
<p>Liberamente ispirato al &#8220;Decameron&#8221;, il capolavoro di Giovanni Boccaccio del 1350. In uno degli episodi Allen interpreta un uomo che in viaggio a Roma con la moglie conoscerà l&#8217;uomo che sta per sposare la figlia. In un altro episodio Roberto Benigni veste i panni di Leopoldo, un tranquillo impiegato che viene scambiato per un celebre attore. Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi in un terzo episodio si perdono per Roma in occasione di una visita ai parenti.</p>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>giovedì 26 aprile</td><td> riposo</td></tr><tr><td>venerdì 27 aprile</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>sabato 28 aprile</td><td> 18:30 20:30 22:30</td></tr><tr><td>domenica 29 aprile</td><td> 18:30 20:30</td></tr><tr><td>lunedì 30 aprile</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>martedì  1 maggio</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>mercoledì  2 maggio</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>giovedì  3 maggio</td><td> vedi KinOOpera</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>MANON</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 15:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manon è un&#8217;opera lirica in cinque atti e sei quadri di Jules Massenet (1842 – 1912), composta su libretto di Henri Meilhac e Philippe Gille e soggetto tratto dal romanzo dell&#8217;abate Antoine François Prévost (1697 – 1763), Histoire du chevalier des Grieux et de Manon Lescaut. &#160; Genesi e debutto Massenet cominciò a lavorare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Manon</strong></em> è un&#8217;<a title="Opera lirica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Opera_lirica">opera lirica</a> in cinque atti e sei quadri di <a title="Jules Massenet" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jules_Massenet">Jules Massenet</a> (<a title="1842" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1842">1842</a> – <a title="1912" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1912">1912</a>), composta su libretto di Henri Meilhac e Philippe Gille e soggetto tratto dal <a title="Romanzo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Romanzo">romanzo</a> dell&#8217;<a title="Abate" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abate">abate</a> <a title="Antoine François Prévost" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antoine_Fran%C3%A7ois_Pr%C3%A9vost">Antoine François Prévost</a> (<a title="1697" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1697">1697</a> – <a title="1763" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1763">1763</a>), <em><a title="Histoire du chevalier des Grieux et de Manon Lescaut" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Histoire_du_chevalier_des_Grieux_et_de_Manon_Lescaut">Histoire du chevalier des Grieux et de Manon Lescaut</a></em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Genesi e debutto</h2>
<p>Massenet cominciò a lavorare a quest&#8217;opera già nel <a title="1881" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1881">1881</a> e dopo poco più di due anni ebbe luogo la sua prima rappresentazione all&#8217;Opéra-Comique di <a title="Parigi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parigi">Parigi</a> il <a title="19 gennaio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/19_gennaio">19 gennaio</a> <a title="1884" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1884">1884</a>. L&#8217;opera ebbe subito un&#8217;accoglienza trionfale ed il successo della <em>prémière</em> fu a lungo replicato (78 recite). Massenet ricevette i complimenti <a title="Pëtr Il'ič Čajkovskij" href="http://it.wikipedia.org/wiki/P%C3%ABtr_Il%27i%C4%8D_%C4%8Cajkovskij">Čajkovskij</a>, che si trovava a Parigi e che la vide rappresentata durante una delle repliche. L&#8217;opera fu rappresentata alla fine del medesimo anno a <a title="Londra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Londra">Londra</a>, al <em>Her Majesty&#8217;s Theater</em> e fu rappresentata in <a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia">Italia</a> solo nell&#8217;<a title="Autunno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Autunno">autunno</a> del <a title="1893" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1893">1893</a>, quando fu messa in scena a <a title="Milano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Milano">Milano</a> con la supervisione di <a title="Ruggero Leoncavallo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Leoncavallo">Ruggero Leoncavallo</a>.</p>
<h2>Trama</h2>
<h3>Atto I</h3>
<p>L&#8217;azione si svolge in <a title="Francia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francia">Francia</a>, nel <a title="1721" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1721">1721</a>. Manon, giovane e avvenente fanciulla, appena quindicenne, dal carattere volitivo, ribelle ed ambizioso, ma destinata dai suoi alla vita monastica, giunge ad <a title="Amiens" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amiens">Amiens</a> (<em>Je suis encore toute étourdie</em>) dove si imbatte nel giovane Des Grieux (<em>Voyons, Manon, plus de chimères!</em>). Fra loro scocca l&#8217;amore, decidono quindi di fuggire insieme a <a title="Parigi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parigi">Parigi</a>.</p>
<h3>Atto II</h3>
<p>Nel loro appartamento in rue Vivienne vivono giorni felici; ben presto però la vita a due si rivela un&#8217;esperienza fallimentare e in Manon subentra la noia. Mentre Des Grieux continua a essere innamorato della fanciulla, al punto di scrivere al padre una lettera per comunicare la propria intenzione di sposarla (<em>On l&#8217;appelle Manon</em>), Manon non disdegna le attenzioni di uomini facoltosi, nella speranza di coronare il sogno di un&#8217;esistenza agiata. Fra i suoi corteggiatori figura il ricco Signor De Brétigny, che induce la ragazza a seguirlo abbandonando il giovane Des Grieux. Mentre Manon pensa al momento del distacco (<em>Adieu, notre petite table</em>), Des Grieux le riconferma tutto il proprio amore (<em>En fermant les yeux</em>).</p>
<h3>Atto III</h3>
<p>Una sgargiante festa nel lussuoso appartamento di Cours-la-Reine. Manon conferma di essere cambiata, ora ha 20 anni ed è disposta a tutto pur di godersi la vita senza privazioni (<em>Je marche sur tous les chemins</em>). Nel corso della serata viene a sapere dallo stesso Dex Grieux padre che il figlio sta per prendere i voti nel convento di Saint Sulpice (<em>Pardon, mais j&#8217;étais là</em>).</p>
<p>Nella <a title="Chiesa di Saint Sulpice" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Saint_Sulpice">chiesa di Saint Sulpice</a>, De Grieux ha un incontro con il padre (<em>Epouse quelque brave fille</em>) che cerca di convincerlo a lasciare i voti e a crearsi una famiglia. De Grieux rimane turbato dal colloquio e cerca di allontanare da sé il ricordo di Manon (<em>Ah! fuyez, douce image</em>). I ricordi dell&#8217;appassionato amore giovanile inducono Manon a raggiungere Des Grieux a Saint Sulpice e a sedurlo nuovamente, convincendolo a fuggire con lei (<em>N&#8217;est-ce plus ma main que cette main presse?</em>).</p>
<h3>Atto IV</h3>
<p>Ritroviamo i due giovani, a corto di danaro, a Parigi, all&#8217;Hotel de Transilvanie, ritrovo equivoco e malfamato ove si gioca d&#8217;azzardo. Dex Grieux si rende conto di essere irresistibilmente condizionato da Manon (<em>Manon, Manon, spnhinx étonnant</em>) e si lascia convincere a tentare la fortuna al gioco con ottimo profitto; ma il suo avversario Guillot, indispettito per la facilità con cui il giovane riesce a vincere ma ancor più per gelosia (ha ravvisato in Manon la sua amante di un tempo), accusa Dex Grieux di barare aiutato da Manon. I due vengono arrestati; ma, mentre Dex Grieux ottiene ben presto la libertà, Manon, riconosciuta colpevole di esercitare la prostituzione, viene condannata all&#8217;esilio nella lontana America.</p>
<h3>Atto V</h3>
<p>Porto di <a title="Le Havre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Le_Havre">Le Havre</a>; Le condannate all&#8217;esilio stanno per essere imbarcate. Il giovane tenta invano di farla fuggire, corrompendo le guardie e organizzando una sommossa che però non ha luogo per la diserzione degli stessi uomini che aveva corrotto (<em>Manon! pauvre Manon!</em>). Riesce solamente a rivedere la fanciulla che, spossata dagli stenti del carcere, muore fra le sue braccia implorante il perdono per tutto il male provocatogli (<em>Ah! Des Grieux</em> &#8211; <em>Ô Manon! Tu pleures!</em>).</p>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>giovedì  3 maggio 2012</td><td> 20:00</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>To Rome with Love</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 21:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima Visione Dessé]]></category>
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		<description><![CDATA[Trama Liberamente ispirato al &#8220;Decameron&#8221;, il capolavoro di Giovanni Boccaccio del 1350. In uno degli episodi Allen interpreta un uomo che in viaggio a Roma con la moglie conoscerà l&#8217;uomo che sta per sposare la figlia. In un altro episodio Roberto Benigni veste i panni di Leopoldo, un tranquillo impiegato che viene scambiato per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="label">
<h3>Trama</h3>
</div>
<p>Liberamente ispirato al &#8220;Decameron&#8221;, il capolavoro di Giovanni Boccaccio del 1350. In uno degli episodi Allen interpreta un uomo che in viaggio a Roma con la moglie conoscerà l&#8217;uomo che sta per sposare la figlia. In un altro episodio Roberto Benigni veste i panni di Leopoldo, un tranquillo impiegato che viene scambiato per un celebre attore. Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi in un terzo episodio si perdono per Roma in occasione di una visita ai parenti.</p>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>giovedì 19 aprile</td><td> riposo</td></tr><tr><td>venerdì 20 aprile</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>sabato 21 aprile</td><td> 18:30 20:30 22:30</td></tr><tr><td>domenica 22 aprile</td><td> 18:30 20:30</td></tr><tr><td>lunedì 23 aprile</td><td> riposo</td></tr><tr><td>martedì 24 aprile</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>mercoledì 25 aprile</td><td> 18:30 20:30</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>Pollo alle prugne</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 18:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trama &#8211; Téhéran, 1958. Nasser-Ali, un famoso suonatore di violino, incontra la sua amata Irâne per strada, ma lei non lo riconosce. Durante questo incontro fortuito scopriamo che, a causa di un litigio, sua moglie ha distrutto il suo prezioso strumento musicale. Poiché nessun violino riesce più a procurargli il piacere di suonare, Nasser-Ali decide [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trama &#8211; Téhéran, 1958. Nasser-Ali, un famoso suonatore di violino, incontra la sua amata Irâne per strada, ma lei non lo riconosce. Durante questo incontro fortuito scopriamo che, a causa di un litigio, sua moglie ha distrutto il suo prezioso strumento musicale. Poiché nessun violino riesce più a procurargli il piacere di suonare, Nasser-Ali decide di morire. Otto giorni dopo si toglie la vita. Critica &#8220;Il più romantico dei sentimenti viene dipinto, con tenerezza infinita e qualche furbo tocco alla Amèlie, da Marjane Satrapi, già autrice del notissimo &#8216;Persepolis&#8217;, che con Vincent Paronnaud firma il film in concorso &#8216;Poulet aux prunes&#8217; (Pollo alle prugne), tratto da un suo fumetto. Ma questa volta sono gli umani a interpretarlo, manovrati come pupi di un teatrino sullo scenario magico di una Teheran dalla luce fatata, che filtra tra i vivaci caffè del 1958 (un anno prima che lo Scià sposasse Farah Diba). Marjane afferma di aver scelto gli anni &#8217;50 per evocare quell&#8217;irripetibile atmosfera cinematografica, e rende omaggio al nostro cinema citando Sophia Loren, della quale va pazzo il protagonista, Nasser Ali Khan (Mathieu Amalric, bravissimo), violinista di fama internazionale.&#8221; (Bruna Magi, &#8216;Libero&#8217;, 4 settembre 2011)</p>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>giovedì 12 aprile</td><td> riposo</td></tr><tr><td>venerdì 13 aprile</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>sabato 14 aprile</td><td> 18:30 20:30 22:30</td></tr><tr><td>domenica 15 aprile</td><td> 18:30 20:30</td></tr><tr><td>lunedì 16 aprile</td><td> riposo</td></tr><tr><td>martedì 17 aprile</td><td> vedi KinOOpera</td></tr><tr><td>mercoledì 18 aprile</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>giovedì 19 aprile</td><td> riposo</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>Pollo alle prugne</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 17:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima Visione Dessé]]></category>

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		<description><![CDATA[Trama Téhéran, 1958. Nasser-Ali, un famoso suonatore di violino, incontra la sua amata Irâne per strada, ma lei non lo riconosce. Durante questo incontro fortuito scopriamo che, a causa di un litigio, sua moglie ha distrutto il suo prezioso strumento musicale. Poiché nessun violino riesce più a procurargli il piacere di suonare, Nasser-Ali decide di morire. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trama Téhéran, 1958. Nasser-Ali, un famoso suonatore di violino, incontra la sua amata Irâne per strada, ma lei non lo riconosce. Durante questo incontro fortuito scopriamo che, a causa di un litigio, sua moglie ha distrutto il suo prezioso strumento musicale. Poiché nessun violino riesce più a procurargli il piacere di suonare, Nasser-Ali decide di morire. Otto giorni dopo si toglie la vita. Critica &#8220;Il più romantico dei sentimenti viene dipinto, con tenerezza infinita e qualche furbo tocco alla Amèlie, da Marjane Satrapi, già autrice del notissimo &#8216;Persepolis&#8217;, che con Vincent Paronnaud firma il film in concorso &#8216;Poulet aux prunes&#8217; (Pollo alle prugne), tratto da un suo fumetto. Ma questa volta sono gli umani a interpretarlo, manovrati come pupi di un teatrino sullo scenario magico di una Teheran dalla luce fatata, che filtra tra i vivaci caffè del 1958 (un anno prima che lo Scià sposasse Farah Diba). Marjane afferma di aver scelto gli anni &#8217;50 per evocare quell&#8217;irripetibile atmosfera cinematografica, e rende omaggio al nostro cinema citando Sophia Loren, della quale va pazzo il protagonista, Nasser Ali Khan (Mathieu Amalric, bravissimo), violinista di fama internazionale.&#8221; (Bruna Magi, &#8216;Libero&#8217;, 4 settembre 2011)</p>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>giovedì  5 aprile</td><td> riposo</td></tr><tr><td>venerdì  6 aprile</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>sabato  7 aprile</td><td> 18:30 20:30 22:30</td></tr><tr><td>domenica  8 aprile</td><td> 18:30 20:30</td></tr><tr><td>lunedì  9 aprile</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>martedì 10 aprile</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>mercoledì 11 aprile</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>giovedì 12 aprile</td><td> sala riservata</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>vuoto</title>
		<link>http://kino-desse.org/2012/03/30/vuoto-26/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 23:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altri Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[vuoto]]></category>

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